Italia, serata amara col Portogallo

A Ginevra decisivo Éder per i lusitani

pubblicato il 17/06/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Eder, attaccante del Braga e del Portogallo

Per Antonio Conte la prima sconfitta da ct è “amichevole”.

Ma neppure tanto: una volta ogni vent’anni, infatti, può capitare che una gara senza pretese di un mercoledì qualsiasi, come Portogallo-Italia del 16 giugno, sia decisiva per il ranking Fifa, cioè per la superclassifica generale internazionale delle nazionali di calcio , che determina le gerarchie mondiali in questo sport. Il più amato dagli italiani e, proprio per questo, quello preso più seriamente.

Forse hanno sbagliato i media a non enfatizzare maggiormente la gara di Ginevra. Il match Portogallo-Italia in scena allo Stade de Genève non era il solito Portogallo-Italia senza punti in palio: anche se non valeva per qualificarsi o per passare un turno, anche se nelle file dei rossoverdi non giocava Cristiano Ronaldo, era comunque una gara da dentro o fuori per gli azzurri, che ambivano a diventare testa di serie in vista della composizione dei gironi di qualificazione per i prossimi Mondiali.

Occupavano il tredicesimo posto nel famoso ranking, i ragazzi di Conte, e dovevano salire al nono, l’ultimo utile per il loro obiettivo; per farlo sarebbe bastata loro una vittoria, una semplice vittoria in una tenzone non finalizzata ad un percorso trofeale. Sulla loro strada, poi, c'erano i lusitani, tutt’altro che interessati ad intralciare i piani di Pirlo & c., essendo già testa di serie. Impresa facile, dunque? Sì, ma ai nostri eroi non è riuscita.

Morale della favola: il cammino preliminare per accedere ai Russia 2018 sarà, per la nostra nazionale, complicato come e quanto il primo turno della fase finale, quando lo si sarà raggiunto. Valeva la pena drammatizzare un filino di più questo impegno “disimpegnato”, l’ultimo della stagione calcistica 2014-15, almeno per quanto riguarda le squadre italiane?

Peccato che non fosse stato uno spareggio, o qualcosa del genere. Proprio qui sta l’inghippo: una partita di fondamentale importanza travestita da amichevole abbordabile quanto inutile. E si sa che, nelle amichevoli, abbordabili quanto inutili, spesso e volentieri i baldi eroi della nostra Nazionale si risparmiano per le occasioni più importanti. Il loro approccio è stato quello classico riservato ad una qualsiasi vera amichevole: partenza con brio (occasioni di Immobile, al ritorno in Selezione, di El Shaarawy e di Bertolacci, futura colonna azzurra), qualche simpatica boutade difensiva (Ranocchia rimedia sulla linea ad uno svarione di Sirigu, sostituto di Buffon, e poco dopo potrebbe far capitolare il suo portiere, se questi non decidesse di riscattarsi), poi il lampo improvviso (il palo di Bonucci al 50’), a cui però non è seguito alcun tuono, ma solo il buio.

Ci si lamentava che la Nazionale di Prandelli si fosse via via riempita di oriundi, e non lasciasse più spazio ai talenti prodotti dai vivai nostrani; in questo senso, a parte qualche irrinunciabile eccezione (ad esempio Vazquez, ieri sera, oltre al “Faraone” milanista), Conte sta facendo meglio, ma quanti tifosi italiani avranno desiderato che l'Éder risolutore del match non fosse quello di origine guineense con le treccine, ma il “nostro” Éder, l’italo-brasiliano della Sampdoria, già decisivo nel pareggio di Sofia con la Bulgaria?

E’ il 52’, per l’Italia c’è ancora il tempo di fare male.  Ma  Gabbiadini e Vazquez trovano davanti a loro un Beto in versione Buffon. Le prodezze del numero uno del Siviglia blindano un risultato che consente al Portogallo di battere nuovamente una rapprsentativa italiana, trentanove anni dopo l'ultima volta. 

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