Serie A, Juve a -1 dallo scudetto

Parma retrocesso, Genoa sesto

pubblicato il 29/04/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
I grifoni genoani castigatori del Milan

Martedì 28 e mercoledì 29 aprile. È stata celebrata la XXXIII giornata di serie A, ultimo turno infrasettimanale.

Partiamo dalla fine, cioè dalla coda della classifica. Il Parma, nonostante le generosissime prove degli ultimi turni, da stasera è matematicamente in B: a decretarne il ritorno tra i cadetti, è stata una dilagante Lazio, vittoriosi in casa per 4-0. Parolo al 10’, Klose al 13’, Candreva al 16’ e Keita all'82': la valanga biancoceleste fa però solo il solletico alla Juve, che, uscita vincitrice sul proprio campo dal rocamboleco scontro con la Fiorentina, vede lo scudetto a.. un pari di distanza.

Allo "Juventus Stadium", comunque, non sono mancati i brividi per i tifosi bianconeri: la Fiorentina, infatti, aveva "pericolosamente" sbloccato la gara al 33' con un rigore di Rodriguez, ma per fortuna di Pirlo e soci Llorente ha trovato il pareggio nell'arco dei tre minuti successivi (il gol parte proprio da una punizione di Pirlo), e prima del ritorno negli spogliatoi Tevez (45') ha fatto 2-1. Nella ripresa, superato il rischio di capitolare ancora con un penalty di Rodriguez, la squadra di Allegri triplica ancora con il suo argentino satanico, al 70'; la rete di Ilicic all'89' serve solo a far tabellino. 

Si rfà sotto anche la Roma, vincente con baldanza sul campo di un tranquillo SassuoloDoumbia al 6', Florenzi al 27' e Pjanic al 74' rappresentano  la risposta dei lupi alle cugine aquile: agli estensi, già praticamente in vacanza, non resta che godersi sul proprio capitolo un nuovo capitolo dell'appassionante derby per il secondo posto.

Dicevamo del Parma già retrocesso, ma sprofonda anche il Cagliari, sconfitto di misura al "Bentegodi" dal più che sereno Chievo: l'effetto-Festa svapora al gol di Meggiorini, giunto al 12'?  Si sa che una bella vittoria (quella dello scorso weekend) non fa la rinascita, e i fatti parlano di un penultimo posto condiviso col Cesena, che fa 2-2 a Bergamo, e di un'Atalanta ancora lontana otto punti. Per poco, però, i romagnoli non sono riusciti a fare l'impresa al "Fratelli d'Italia": in mezzo alla doppietta di Pinilla, che ha aperto e chiuso le marcature della gara (50' e 82'), ha preso corpo infatti l'illusione degli ippocampi  di Di Carlo, nutrita dal pareggio di Brienza al 56' e dal'1-2 di Carbonero al 70'.       

L’Udinese, che lo scorso fine settimana era risorta al “Friuli” col Milan, non fa il bis con l’Inter, sempre tra le mura amiche, e appare ormai destinata a chiudere il torneo in una posizione di classifica priva di significato. C’è da dire però che, per portare a termine la loro impresa , i nerazzurri si sono senz’altro giovati del fatto che i padroni di casa sono rimasti in nove, quando ancora mancavano più di trenta minuti alla fine della gara: e questo per effetto delle espulsioni di Domizzi al 40’ e di Badu al 58’. La manciniana si è imposta con un rigore di Icardi al 48’ e il primo gol di Podolski al 65’: peccato per Di Natale, che con la rete del momentaneo pareggio, al 50’, si era portato a quota duecentocinque gol segnati nella massima serie (agganciando, così, il grande Roberto Baggio).  Se soltanto Stramaccioni ne avesse avuto a disposizione altri due o tre, di certo l’Inter non avrebbe potuto permettersi di giochicchiare a vantaggio acquisito, cosa che ha mandato su tutte le furie mister Mancini (sotto accusa in modo particolare Hernanes).  Al contrario del "Mancio", il suo collega di campanile, Pippo Inzaghi, non si è mai lamentato in modo veramente energico delle prestazioni dei suoi (e dire che ne avrebbe avuto ben donde, e più volte): il suo "buonismo" potrebbe forse costargli il posto nelle prossime ore, dopo l'ennesima debacle interna rossonera. A questo punto al Milan giova davvero  cambiare  tecnico? E magari per illudersi di  scippare un europiazzamento a qualche squadra oggetivamente più in forma, e oggttivamente più forte, allo stato attuale?

Il Genoa espugnatore di San Siro ha dimostrato in modo lampante che il Milan non può competere con chi punta davvero, come i grifoni, alla qualificazione nelle coppe europee. Nelle praterie che furono dominio indiscusso di Van Basten e Weah ora dominano Bertolacci, Niang e Iago, in gol rispettivamente al 37', al 49' e al 92'. Mexes al 65' non salva né l'onore né la storia, forse riesce a malapena ad ottenere un salvacondotto pe non finire linciato nell'opinione dei tifosi.

Certo è che per il team di Gasperini è una notte magica, che porta in dono il sesto posto in solitudine. La Fiorentina è sotto di un punto e la Sampdoria non è irraggiungibile. A differenza dei rossoblù, infatti, i doriani sono stati tutt'altro che devastanti: al "Ferraris" si sono fatti imporre l'1-1 dal Verona.  De Silvestri non ha fatto in tempo a festeggiare al 65' che il solito Toni ha rimesso a posto le cose tre minuti dopo, e definitivamente. Un punto ciascuno anche per Palermo e Torino, nella gara del "Barbera". Peccato per i rosanero, che avrebbero forse potuto centrare un successo stile Empoli, cioè a firma tutta italiana: ma il gol di Vitiello al 10' è stato vanificato dal pareggio di  Bruno Peres tre minuti dopo, e poi al 2-1 segnato da Rigoni al 27' ha messo una pezza Maxi Lopez al 60'.              

Domani si chiude la giornata al "Castellani" di Empoli, dove sarà in scena lo spumeggiante Napoli di primavera. 

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