Serie A, vent’anni dopo è ancora Toro

Ai granata di Ventura il derby della Mole

pubblicato il 26/04/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Festa ai tempi del Lumezzane

Sabato 25 e domenica 26 aprile. È stata celebrata la XXXII giornata di serie A.

Il primo anticipo di sabato ha visto cadere il Milan in casa dell’Udinese: i bianconeri di Stramaccioni , risucchiati, per una serie di sfortunate circostanze (leggi sei giornate di campionato sprecate), in una zona anonima di classifica, trovano al “Friuli”  la vittoria-tampone ad una lunga fase declinante. Decidono Pizzi al 13’ e Badu al 29’: il Milan avrebbe tutta una ripresa per aggiustare le cose, ma alla fine deve accontentarsi del gol della bandiera, giunto quasi allo scadere per merito di Pazzini (87’). Europa League addio, nel futuro del Milan (con la nuova proprietà cinese) potrebbe esserci il duo Lippi-Cannavaro.

Sorride, invece, l’altra milanese: l’Inter torna grande al “Meazza” contro la Roma. Hernanes al 15’ e Icardi all’88’ proiettano la squadra di Mancini a quota 45 punti: tra un gol nerazzurro e l’altro al 63’ Nainggolan prova a ricordare ai suoi compagni capitolini che ci sarebbe un secondo posto da difendere. Il belga-indonesiano segna l’1-1, ma non è la svolta della gara. Né tantomeno la svolta della Roma: che adesso, però, questa svolta dovrà pur trovarla, nelle rimanenti sei gare di campionato, pena il naufragio definitivo del biennale progetto targato Garcia.

A Bergamo, nella gara domenicale dell’ora di pranzo,  l’Atalanta ha dovuto rimontare l’Empoli per ben due volte: nel finale di primo tempo è stato bravo Darío Gomez, al 44’, a mettere una toppa-lampo al gol di Saponara, giunto soltanto tre minuti prima. Più tormentata la vita nella ripresa per gli orobici: Maccarone al 60’ riportava in vantaggio gli ospiti, che hanno cullato il sogno del colpo corsaro fino ad oltre il 90’: per fortuna di Reja, però, Denis al 94’ si trovava dove si doveva trovare. 

In zona salvezza si registrano la vittoria della poesia e quella dell’utilità. La vittoria della poesia è quella del Parma, che ora che non ha più niente da perdere, abbandonata ogni concreta speranza di risalire la classifica, riesce a togliersi quelle soddisfazioni che un torneo maledetto fin dall’inizio gli ha tristemente negato. Al “Tardini”, comunque, la preda da azzannare non era certo proibitiva: un Palermo già pago di un campionato strepitoso, e che si metterà ancora un po’ “al servizio” di Vazquez e Dybala come vetrina (i due gioielli sembrano già sul piede di partenza), ha serenamente offerto il petto ai ducali, che hanno fatto loro la gara con un rigore dell’ex milanista Nocerino al 23’.

La vittoria dell’utilità, invece, è quella del Verona contro il Sassuolo. Cinque reti al “Bentegodi”, ma in copertina c’è sempre lui, quel bomber Toni che è come un argento antico, il cui valore non può mai diminuire: i due gol del sempreverde ex campione del mondo, rispettivamente al 63’ e al 72’ , si affiancano a quello di Juan Gómez al 30’ nel definire i termini del successo rossoblù. Gli estensi, quattro minuti dopo la segnatura di Gomez, si erano giovati di un’autorete del veronese Moras; ci ha pensato poi Floro Flores all’89’ ad ammortizzare ulteriormente il colpo.

La vittoria del Genoa sul Cesena, oltre a far balzare i grifoni a 47 punti e quindi a rilanciare le loro ambizioni europee, potrebbe anche essere lo spartiacque decisivo nella zona calda della classifica: sempre più indizi infatti lasciano ormai credere che sia proprio la squadra di Di Carlo a completare la terna di retrocedende, con Cagliari e Parma. I romagnoli si giocheranno tutto (ma proprio tutto) fra tre giorni nello scontro casalingo con l’Atalanta: l’obiettivo è nell’immediato quello di diminuire il distacco da 8 a 5 punti. E poi chissà…

Intanto devono riuscire a digerire in settantadue ore la brutta scoppola di Marassi: due settimane dopo aver impallinato il Cagliari, i rossoblù si confermano maramaldi delle pericolanti e festeggiano con Bertolacci (38’), Perotti (48’) e Pavoletti (53’). Gli ospiti riescono solo a limitare un po’ i danni, con Carbonero al 69’. Appaiato al Genoa a quota 47 troviamo il Torino, capace di tornare a vincere, dopo venti anni esatti, il derby della Mole, e quindi di fermare la marcia da bulldozer della Juventus. Per I bianconeri la sconfitta è resa, se possibile, ancora più amara dal fatto che è arrivata col gol di un ex, quel Quagliarella grande protagonista degli ultimi tre scudetti della Signora.  È proprio l’attaccante di Castellammare di Stabia a segnare il match point al 57’, dopo che allo scadere del primo tempo Darmian aveva realizzato il pareggio con un gol tutto cuore. Già, il pareggio: la Juve, infatti, sembrava aver già messo le mani sulla partita, con la solita punizione mortale di Pirlo (35’), e si preparava a stritolare i cugini nelle sue spire, ma è stata costretta ad imparare a proprie spese che non  è possibile mettere via un giocatore-cardine senza che questi, prima o poi, si comporti come un Alcibiade. Per la Lazio, insomma, c’è da mangiarsi doppiamente (triplamente) le mani, visto e considerata che si è fatta stoppare in casa dal non irresistibile Chievo: Klose al 40’ sembrava aver rivoluzionato il campionato (alla luce anche di quanto nel frattempo succedeva a Torino), poi Paloschi al 76’ ha zittito tutti. Quelli della Roma, almeno, saranno stati contenti.

Parlavamo del Cagliari predestinato alla serie B, ma non si può non registrare che gli isolani hanno scavalcato il Cesena in classifica: al debutto di Festa sulla panchina, infatti, è… festa per i sardi che vincono a Firenze (!) con ben tre gol. Proprio come il Verona meno di sette giorni fa, i rossoblù nuovamente orfani di Zeman si prendono l’intera posta in palio, con la doppietta di Cop (7’ e 59’) e la pillola al veleno di Farias al 92’. Gilardino al 74’ non basta a salvare la faccia: ora per la viola di Montella c’è da difendere un sesto posto dagli assalti di genoani e torinisti.

Il Napoli, com’era previsto, insidia sempre più prepotentemente il terzo posto: contro la Sampdoria al “San Paolo” i partenopei sono talmente dilaanti che fanno tutto loro, anche uno dei due gol doriani: il primo, in effetti, è un’autorete di Albiol al 12’; l’altro, invece lo segna Muriel all’89’. Quelli che invece colorano d’azzurro il cielo blu scuro delle 22.00 sotto il Vesuvio portano la firma di Gabbiadini (31’), Higuain (34’ e 81’) e Insigne (47’).  
 

 

  


 

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