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F1 | GP Messico 2022: analisi circuito

La pista sorge a oltre 2000 metri e rappresenta una sfida tecnica sotto diversi aspetti. Analizziamola

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A distanza di sette giorni dal GP Stati Uniti che si è svolto presso il Circuit Of The Americas di Austin e vinto dalla Red Bull di Max Verstappen, questo fine settimana la Formula Uno farà tappa all’Autodromo Hermanos Rodriguez per il gran premio del Messico, ventesimo appuntamento iridato della stagione 2022 della F1. L’edizione 2021 ha visto trionfare l’olandese bi-campione del mondo in carica che, grazie a una partenza fulminante nella quale sopravanzò in frenata le Mercedes di Valtteri Bottas e Lewis Hamilton, ottenne il terzo successo in carriera sulla pista messicana. Il sette volte iridato chiuse secondo precedendo la Red Bull di Perez.

Il tracciato, che sorge nel parco sportivo intitolato a Magdalena Mixiuhca, è stato costruito nel 1959. L’idea nacque dalla proposta che i fratelli Ricardo e Pedro Rodriguez, ai quali è stato intitolato l’autodromo dal 1973, fecero all’allora Presidente Adolfo Lopez Mateo, il quale accolse la richiesta e così l’impianto venne realizzato in meno di un anno utilizzando le strade e l’interno del parco ed estendendole in modo da creare la pista. Il 1° novembre 1962 la Formula Uno debuttò a Città del Messico per una gara non valida per il campionato del mondo.

L’anno seguente si svolse il gran premio ufficiale che venne vinto da Jim Clark alla guida della Lotus 49. La pista, che nella sua configurazione iniziale era lunga 5000 metri, ha ospitato il gran premio di Formula 1 dal 1963 al 1970, da 1986 al 1992 e dal 2015 ad oggi, ad eccezione dell’edizione 2020 che non si svolse a causa della pandemia. Il layout utilizzato per la F1 misura 4304 metri, quello per la Formula E 2092 metri e quello per la Nascar 4052 metri. Oltre a queste tre, nel passato gareggiarono altre categorie del panorama automobilistico del Motorsport come la A1-GP e la Cart.

Il record della pista appartiene a Max Verstappen, che nel 2019 ottenne la pole position col crono di 1:14.758, mentre il record in gara è stato stabilito da Bottas l’anno antecedente in 1:18.749. Il tracciato sorge a 2239 metri di altezza sopra il livello di mare, un fattore altimetrico di non poca rilevanza dal punto di vista tecnico. Infatti, a questa altitudine, l’aria contiene circa il 25 per cento in meno di ossigeno, il che si ripercuote sulla velocità della turbina del turbocompressore, la quale gira più veloce del solito, 125000 giri al minuto è il limite massimo imposto dal regolamento, avendo meno resistenza.

Oltretutto, tutta componentistica della power unit è soggetta a maggior surriscaldamento dato lo smaltimento del calore è più complicato con aria meno ‘ossigenata’. E’ previsto che il Motor Generator Unit-Heat (MGU-H) recuperi 2493 kj di energia derivata dai gas di scarico in eccesso, mentre altri 984 kj arriveranno dall’energia recuperata in fase di frenata dal Motor Generator Unit-Kinetic (MGU-K), per un totale di 3477 kj che saranno disponibili ad ogni tornata.

Per questa ragione, le velocità di punta sono molto elevate, oltre i 355 km/h, nonostante la configurazione aerodinamica adottata dalle monoposto sia a massimo carico aerodinamico, dato che l’aria è meno rarefatta e conseguentemente c’è meno resistenza aerodinamica all’avanzamento con una perdita di circa il 20 per cento del carico aerodinamico complessivo.

Secondo i dati forniti dalla Brembo, sono nove le frenate presenti lungo la pista che sorge a Città del Messico. La durata della fase di frenata è di 16 secondi, pari al 20% della percorrenza del giro, mentre la lunghezza della fase di frenata è di 723 metri, pari al 17% della percorrenza del giro. 

Per la tappa americana, la Pirelli Motorsport porterà le seguenti specifiche degli pneumatici: hard C2, medium C3 e soft C4. Le pressioni minime al via per pneumatici d’asciutto saranno rispettivamente di 23.5 psi all’avantreno e 20.5 psi al retrotreno. Il camber massimo sarà di -3.25° all’anteriore e 1.75° al posteriore.

L’Autodromo Hermanos Rodriguez, composto da diciassette curve delle quali dieci a destra e sette a sinistra, presenta caratteristiche diverse per ciascuno dei tre settori del tracciato. Il primo tratto enfatizza la potenza della power unit e lo stress dell’impianto frenante, data la presenza dei due lunghi rettilinei e i successivi punti di staccata.

Dalla linea del traguardo alla prima curva ci sono 970 metri di distanza, in fondo alla quale vi è il punto di frenata più impegnativo della pista messicana. Le monoposto decelerano da 350 km/h a 113 km/h nello spazio di 142 metri nell’arco di 2,61 secondi. Il carico esercitato sul pedale del freno è di 138 chilogrammi, la decelerazione subita dal pilota è di 4.5 G. Successivamente, vi è la chicane sinistra-destra delle curve 2 e 3 da percorrere in terza marcia alle rispettive velocità di 108 km/h in ingresso e 132 km/h in uscita. In seguito vi è il rettilineo che porta alla staccata della curva quattro da dove inizia il secondo settore.

La sezione centrale della pista messicana è costituita prevalentemente da curve veloci in sequenza nelle quali è richiesto il massimo carico aerodinamico per i cambi di direzione e nella velocità di percorrenza. La chicane sinistra- destra delle curve 4 e 5 si affronta in seconda marcia a 87 km/h, alla quale segue il tornante verso destra della curva 6, composta da due punti di corda, da fare in prima marcia a 69 km/h.

La trazione in uscita da quest’ultimo è di fondamentale importanza per impostare al meglio la sequenza di curve veloci sinistra-destra: curva 7 (5a, 183 km/h), curva 8 (6a, 232 km/h), curva 9 (6a, 245 km/h), curva 10 (5a, 176 km/h) e infine curva 11 (5a, 217 km/h) che immette sul rettilineo nel quale è possibile usufruire della prima zona DRS e dove inizia il terzo settore. L’ultima sezione dell’Autodromo Hermanos Rodriguez richiede precisione in inserimento dell’avantreno, stabilità al retrotreno in trazione e grip meccanico data la presenza delle curve lente. 

Curva 12 è una destra da affrontare in quarta marcia a 145 km/h alla quale segue in direzione opposta la curva 13, un tornante da percorrere in seconda marcia a 93 km/h. In seguito vi è verso destra la curva 14, da fare sempre in seconda a 101 km/h, alla quale segue la curva 15 a sinistra, la cui velocità di percorrenza è di 123 km/h. Infine vi sono le ultime curve del tracciato, curva 16 e curva 17, ambedue verso sinistra, da percorrere rispettivamente in terza marcia a 114 km/h e in quinta marcia a 206 km/h. L’ultima curva immette sul lungo rettilineo del traguardo, circa 1100 metri di lunghezza, nel quale è possibile utilizzare l’ultima zona DRS della pista. 

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