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Tour de France, alla ripresa trionfa Matthews

Froome mantiene la maglia gialla

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Torna il Tour dopo il giorno di riposo, ma la  classifica generale resta quella di prima del riposo.

C’è sempre Froome (Sky) in cima alla graduatoria che più conta, e alle sue spalle c’è sempre Yates (Orica-BikeExchange), ancora a 16’’, così come alle spalle di quest’ultimo continua ad esserci Daniel Martin (Etixx-Quick Step): per lui 19’’ di ritardo dalla maglia gialla, esattamente, appunto come prima della sosta.

La vera novità del dopo-sosta la si registra invece nella colonna della cronistoria della Grande Boucle proprio accanto a quella dedicata ai passaggi di mano della maglia gialla: è la colonna dove si riepilogano i nomi dei vincitori di tappa, che proprio oggi fa registrare una novità assoluta, il trionfo di uno dei quei grandi che un traguardo del Tour non l’avevano mai tagliato per primi.

La decima tappa, infatti, da  Esclades Engordany a Revel, lunga 197 km, ha visto trionfare l’australiano  Michael Matthews della Orica-Bike Exchange: da buon “canguro”, tante vittorie da professionista per lui, saltando dall’Italia all’Olanda alla Spagna all’Inghilterra al Canada alla Svizzera e anche un po’ alla Francia, naturalmente, ma ai margini della corsa gialla. Lacuna colmata: il 2016 di Matthews, oltre che dalle due vittorie nella Parigi-Nizza, rimarrà caratterizzato anche per dal primo acuto sulle strade della Grande Boucle (e non è detto, naturalmente, che non possano arrivarne anche altre, di qui alla fine).

E veniamo allo sviluppo della tappa. La prima fuga degna di questo nome scatta 24 chilometri dopo il via, subito dopo il primo traguardo intermedio di giornata, ossia il gpm di Port de Envalira, vinto da Rui Costa della Lampre-Merida. A prendere il comando della corsa,  oltre al portoghese, ci sono Matthews, il futuro vincitore di tappa, ma anche Nibali (Astana), arrivato terzo al gpmSagan (Tinkoff) e Cummings (Dimension Data). Non c’è però più Tom Dumoulin (Giant-Alpecin), il vincitore della tappa prima della sosta che aveva scollinato per secondo al gpm.  Quando i chilometri percorsi sono ormai 50 il quintetto diventa una enneade, con l’aggiunta di un altro DumoulinSamuel (della Ag2r), e poi di Landa (Sky), Gorka Izaguirre (Movistar) e Caruso (Bmc).

Ma di lì a poco i nove diventano tredici, poiché il gruppo di testa finisce per accogliere anche i quattro inseguitori, e cioè  Impey e Durbridge (Orica), Gallopin (Lotto Soudal) e Boasson Hagen (Dimension Data). Provano a scattare in avanti, in coppia, Sagan e Dumoulin II, ma è roba di pochi minuti: sono subito risucchiati dal resto del gruppo, che nel frattempo si è arricchito di altri due arrivi: Chavanel della Direct Energie e Van Avermaet della Bmc. Quando mancano 87 km al traguardo finale la quindicina riesce ad accumulare ben 6’56’’ di vantaggio sul resto della carovana. L’avventura del supergruppo dura abbastanza, finché, giunti a 24 km dall’arrivo, da lì in poi esso si sfalda: a poco a poco i quindici uomini diventano prima nove, poi sette scellerati che non riescono, a poco meno di otto chilometri dall’arrivo, a difendere un vantaggio accumulato di 7’ sugli inseguitori, e infine sei, Sagan, Dumoulin II, Van Avermaet, Boasson Hagen, Impey e Matthews.

Sagan non ha ancora perso la sua voglia di primeggiare (tra l'altro era stato lui il vincitore del traguardo intermedio di Agues Vives, quando in testa erano in quindici,  e poi anche del secondo gpm, alla Cote de Saint Ferreol, quando ce n'erano sette), ma il suo tentativo di allungo è subito riassorbito dal sestetto, che per poco non arriva compatto al traguardo: manca, infatti, solo un chilometro alla fine quando tra Sagan ed Impey si inserisce Matthews, proprio nel momento in cui uno spento Van Avermaet sembra volersi risvegliare per una sprintata a sorpresa: in realtà è una finta servita, senza volerlo, dal belga all’australiano che, libero dal controllo del “sagace” (convinto, appunto, di dover coprire sul Bmc), può mettere la sua zampata vincente.

La prima, come detto, colorata di giallo della sua carriera.

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