Sharapova, due anni di squalifica

Conseguenza dello scandalo-doping

pubblicato il 09/06/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Maria Sharapova

Per ventiquattro mesi il tennis farà a meno di una delle sue campionesse.

La brutta storia di doping che ha visto protagonista Marija Sharapova le è costata infatti l’allontanamento da ogni impegno agonistico da qui fino al 2018. La sentenza applicata a danno dell’atleta russa, in realtà, è retroattiva, e parte esattamente dal gennaio di quest’anno (c’è anche una data precisa, il 26); il che significa che la Sharapova finirà di "scontare" la sua esclusione il 25 gennaio 2018.

Inutile dire che, in questo frattempo, la “racchetta magica” di Njagan, per ben cinque volte nella sua carriera numero uno al mondo di tennis, perderà parecchie e prestigiose occasioni per arricchire il proprio personale palmarés: prima fra tutte l’iiminente massima rassegna mondiale di tutti gli sport, le Olimpiadi che si svolgeranno a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto prossimi. Quattro anni fa, alle Olimpiadi londinesi, la Sharapova era riuscita a conquistare la medaglia d’argento in singolare.

Meldonium, o mildronate: questa la parola maledetta che l’atleta, residente negli Stati Uniti dal 1993, e il suo staff non vorranno più sentir pronunciare per un bel po’. Un farmaco anti-ischemico entrato nella lista nera delle sostanze dopanti proprio a inizio anno, a gennaio.  La Sharapova era risultata positiva a questa sostanza nel corso di un test  svoltosi in quello stesso mese: in quel periodo l’atleta aveva appena disputato i quarti di finale degli Open d’Australia, fase nella quale era stata eliminata da Serena Williams.  Nell’immediato la positività del test è già costata all’atleta l’annullamento del suo piazzamento in quel torneo, e il sequestro del premio in denaro ottenuto sempre nella terra dei canguri.

Col grande carattere che tutti le riconoscono, il 2 marzo successivo, al primo sentore della bufera mediatica provocata dalla notizia,  la Sharapova ammise davanti alla stampa di aver fatto uso di sostanze proibite. In seguito, sentite tra il 18 e il 19 maggio le argomentazioni dell’accusa e della difesa, il tribunale della Itf (Federazione Internazionale di Tennis) lavorò per la sentenza che è arrivata nel pomeriggio di ieri.  L’organo giudicante, nella decisione finale, ha tenuto conto del fatto che la campionessa  ha violato le “regole antidoping” non intenzionalmente, dal momento che “non ha avuto contezza che il Mildronate fosse sostanza proibita dal 1° gennaio 2016”. Tuttavia, avrebbe dovuto denunciare subito al suo team e ai suoi sanitari il fatto che faceva uso del farmaco, così “la violazione sarebbe stata evitata”: e questa è stata la sua mancanza

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