Medicina, morto il Veronesi della Neurochirurgia

Addio ad Albino Bricolo, aveva compiuto 80 anni

pubblicato il 24/02/2015 in Scienza e Tecnologia da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Albino Bricolo

C’era una volta (anni ’60-’90) il tridente delle meraviglie della neurochirurgia scaligera. Questo trio era formato dai professori Albino Bricolo,Giuseppe Dalle Ore e Renato da Pian. Oggi a rappresentarlo è rimasto il solo Da Pian, dopo la morte di Dalle Ore, il 25 novembre 2014, e quella di Bricolo, scomparso a Negrar il 23 febbraio, dieci giorni dopo aver spento ottanta candeline. Le loro strade si erano incrociate nelle corsie dell’Ospedale Civile Maggiore di Verona, nel quartiere Borgo Trento: quando Bricolo, fresco di brillanti studi, fece il suo ingresso nel nosocomio collegato all’università, Dalle Ore e Da Pian erano già due numi tutelari del locale Dipartimento di Neurochirurgia. La leggenda vuole, e deferentemente L’Arena non si è esentata dal riportarla, che la cooptazione del giovane dottore sia avvenuta alla stazione di Firenze: a Dalle Ore sarebbe bastato un incontro tra i binari per convincerlo a far entrare nel suo team quel medico di Sommacampagna, senza che Da Pian avesse nulla da ridire. Da allora, il prof. Bricolo non si è fermato un momento nell’esplorazione di quel mondo, la neurofisiologia, che era diventata la sua vocazione sin dai tempi della tesi di laurea e che, nonostante la presenza di luminari riconosciuti (compresi i suoi maestri e colleghi), era ancora un terreno da pionieri. Riflessi condizionati, traumi cranici e spinali, stati comatosi e vegetativi, tumori cerebrali infantili, chirurgia del tronco cerebrale e del midollo spinale: niente degli aspetti della medicina del cervello è rimasto privo di copertura nella sua copiosa produzione scientifica.
Tanto attivo nella ricerca – una carriera universitaria priva di scossoni, la sua: da Verona a Chicago e poi il ritorno a Verona, da maestro celebrato – quanto nella pratica, e nella politica medica: da assistente dello staff nerochirurgico ad aiuto della prima Divisione di Neurochirurgia (anni ’60-’70); e poi, per quasi trent’anni (1976-2005), direttore di quella stessa Divisione, oltreché del Dipartimento, a partire dagli anni ’90. In pensione da 2005, in quello stesso anno era stato nominato vice presidente della Federazione mondiale delle società di Neurochirurgia. Nel 2013 la Federazione gli attribuì la medaglia d’onore, ma egli, già minato dal male che da lì a qualche anno lo avrebbe condotto alla morte, non poté volare a Seul per ritirarla di persona.

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