I primi successi della milza artificiale: come sanare il sangue dalle infezioni

I ricercatori di Harvard: “prossimamente gli esperimenti sull'uomo”

pubblicato il 16/09/2014 in Scienza e Tecnologia da Veronica Murru
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Veronica Murru

È stata messa a punto una nuova tecnologia medico-scientifica, la milza artificiale, dispositivo extracorporeo, che potrebbe essere in grado di salvare la vita di tantissime persone che contraggono infezioni, il più delle volte “incurabili” con le i soliti antibiotici.

A sviluppare questa invenzione è stato un team di ricercatori dell'Università di Harvard, Boston, i quali sono coordinati dal bioingegnere Donald Ingber, fondatore dell'Istituto Wyss di ingegneria biologicamente Ispirato . Lo studioso ha spiegato i diversi aspetti dell'innovazione alla rivista scientifico-medica Nature Medicine, concentrandosi sulla potenzialità della biomilza, la quale consente di effettuare un trattamento con maggior efficienza nei tempi e nei risultati. La milza artificiale è un dispositivo simile a quello per la dialisi, che viene applicato al paziente in modo non invasivo. Questo si basa sull'uso di piccolissimi magneti che sono in grado di pulire il sangue dai batteri o altro genere di tossine, che comportano l'insorgere di infezioni, le quali spesso degenerano in patologie più gravi come la setticemia. La setticemia, o altresì chiamata sepsi, è una malattia sistemica che si determina in risposta ad altre infezioni, che ha un tasso di mortalità molto alto, si pensi addirittura 10 volte in media superiore a quella di un infarto, e che uccide otto milioni circa di persone al mondo ogni anno. Attraverso la biomilza si riuscirebbe a trattare le infezioni con anticipo rispetto ai normali antibiotici, in quanto con questi ultimi è necessario aspettare giorni o mesi per diagnosticarne la causa.
Come è fatto? La milza artificiale tecnicamente è composta da due canali basilari collegati in diagonale attraverso delle aperture. Nel primo canale scorre il sangue infetto che viene prelevato dal malato e sarà sottoposto a depurazione. Nel secondo invece è presente una soluzione salina in cui vengono depositati i microrganismi quando vengono prelevati. La cattura degli agenti infettanti avviene proprio grazie a delle strutture magnetiche minuscole (500 volte più piccole di un capello) che sono rivestite da una proteina umana, Mbl, la quale riesce a catturare gli zuccheri che sono depositati sulla superficie delle tossine e batteri, sia vivi che morti. Sono stati ottenuti risultanti soddisfacenti sui topi, e i primi esperimenti in laboratorio sono stati fatti su campioni di sangue umano infetto. Il 90% dei topi che sono stati sottoposti alla filtrazione del sangue è sopravvissuto, rispetto al 14%  di coloro ai quali non è stato effettuato questo trattamento. Non ci sono stati sino ad ora dei problemi riguardo a possibile alterazioni del sangue o nella formazione di coaguli. I ricercatori sperano di poter sviluppare questo studio, sperimentandolo su animali sempre più grandi, per arrivare poi anche all'uomo. Questo è un importantissimo passo avanti in ambito medico-scientifico, che si spera possa essere presto applicato negli ospedali di tutto il mondo.

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