Subsidenza. Ecco come il suolo si sta abbassando

Analisi di un preoccupante fenomeno sempre più irreversibile

pubblicato il 25/05/2021 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

Il report Onu dello scorso 2 dicembre in tema di cambiamenti climatici, sembra aver smentito le speranze di una controtendenza rispetto al crescente aumento di temperature e gas serra in atmosfera. Nonostante il lockdown globale dello scorso anno ci avesse quasi illusi di guadagnare -nella tragedia di una pandemia- la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, il rapporto sullo stato del clima appare una doccia fredda sulle nostre più rosee previsioni. Il decennio 2011-2020 risulta il essere il più caldo in assoluto e le temperature oceaniche hanno raggiunto livelli record nello scorso anno. Questo è il contesto attuale in cui si inserisce la sempre più crescente minaccia dell'innalzamento del livello dei mari, i quali danni avranno ripercussioni sull'economia come sul patrimonio naturalistico-culturale mondiale. La prima conseguenza della trasgressione marina è sicuramente l'ingressione delle acque nelle aree continentali più prossime alle coste, con conseguente perdita di queste ultime. Sebbene le manovre di contrasto all'innalzamento delle temperature rivestano ruolo importante nella mitigazione della trasgressione, esiste un fenomeno di contorno che potrebbe comunque favorire la scomparsa delle zone costiere, in alcuni casi irreversibilmente. Si parla della subsidenza, un evento che vede l'abbassamento della superficie continentale, talvolta anche al di sotto del livello dei mari. La subsidenza è strettamente legata alla geologia del sottosuolo, ma un dato non trascurabile è che con l'espansione urbanistica dal secondo dopoguerra ad oggi, il fenomeno sembra accelerare sempre più.

La natura della subsidenza è facilmente spiegabile. Il sottosuolo è composto da un accumularsi di strati sempre più vecchi man mano che si scende in profondità. Alcuni di questi strati sono lapidei (rocciosi), facilmente individuabili anche nelle superfici esposte dei rilievi montuosi. Altri strati tuttavia, generalmente i più recenti, sono composti da sedimenti sciolti, vale a dire non pietrificati (diagenizzati). Questi sedimenti possono riguardare argille, sabbie, ma anche ghiaie o limi.

Successione stratificata di argille e sabbie

È facile trovare importanti successioni di questi sedimenti sciolti, spesse centinaia di metri, in quelle che vengono definite “piane alluvionali”, ossia grandi pianure il cui sottosuolo è caratterizzato dalla successione di numerosi depositi di antichi letti fluviali nel corso del tempo geologico. Per le loro caratteristiche geografiche e geologiche, le pianure alluvionali sono ottime candidate all'urbanizzazione e alla bonifica per scopi rurali.

Piana alluvionale

Alla base di questo fenomeno ci sono le caratteristiche proprie dei sedimenti sciolti che, non essendo diagenizzati, presentano al loro interno numerosi interstizi tra i grani di varie dimensioni. Questi spazi non sono vuoti, ma colmi di acque interstiziali. Quando i sedimenti si stratificano in successioni molto spesse, gli strati più in basso vengono schiacciati dal peso di quelli sovrastanti. Nello schiacciamento gli interstizi si riducono, espellendo via l'acqua in pressione. La perdita di un certo volume di acqua, porta alla perdita in volume degli strati del sottosuolo. In superficie, questa riduzione si traduce nell'abbassamento del terreno. L'entità dell'abbassamento dipende dalla tipologia di sedimento, o dallo spessore di più strati di sedimenti sciolti. Per questo, la subsidenza si manifesta in aree diverse e con diversi gradi di entità. Sebbene la compressione naturale dei sedimenti sia inevitabile, questa richiede tempi molto lunghi per manifestarsi, dalle decine di migliaia ai milioni di anni. Il fenomeno viene però compensato dai nuovi sedimenti, che in tempi geologici si depositano sui preesistenti, livellando quindi la quota del terreno. Ben diversa, per entità e velocità, è la subsidenza causata dall'attività umana. L'espulsione di grandi volumi di acqua interstiziale, dovuta all'emungimento delle falde acquifere in risposta al fabbisogno idrico dei centri urbanizzati, accelera drammaticamente la subsidenza dei terreni nel giro di pochissimi anni.

Subsidenza da estrazione di acqua

Il dato allarmante da questo punto di vista, è che le aree più idonee all'espansione urbanistica sono anche le più vulnerabili al fenomeno. Man mano che si accresce la superficie di aree urbanizzate, che aumenta quindi il nostro fabbisogno idrico ad uso domestico, industriale ma anche turistico, i tassi di abbassamento del suolo sempre maggiori. Si può dire in un certo senso che questo fenomeno si aggravi a pari passo con l'aumento del nostro benessere.

Immagine tratta dal lavoro di Simonini et al. (2017)

In Italia, la subsidenza sta incidendo pesantemente sulla Pianura Padana, e il fenomeno sempre più frequente dell'acqua alta a Venezia ne è forse la testimonianza più diretta.

Acqua alta a Venezia

A livello globale la situazione non è meno preoccupante, sono diverse le zone che giacciono al di sotto del livello medio del mare, e la perdita stimata si superfici continentali a causa dell'ingressione marina è drammatica. È facilmente comprensibile come, in questo caso, le politiche sulla riduzione dell'emissione di gas serra, insieme alla conversione verso fonti di energia rinnovabili, possano solo mitigare questo fenomeno alimentato da ben altre fonti. In diverse aree del pianeta, il fenomeno ha già assunto una forma irreversibile, costringendoci a guardare inermi il manifestarsi delle nostre peggiori previsioni. Col passare degli anni, si ha sempre meno tempo per porre rimedio a questo inarrestabile fenomeno. Nonostante siano ben noti i meccanismi scientifici alla base della subsidenza, e nonostante la ricerca sia attiva nello studio di sempre migliori forme di mitigazione, attualmente stiamo già assistendo a profonde mutazioni morfologiche di diverse aree globali.

Il report Onu dello scorso dicembre ci ha in qualche modo mostrato come, nonostante il Coronavirus abbia fermato le nostre vite e la nostra crescita economica, il Pianeta non mostri segni di ripresa dagli effetti dovuti alla nostra presenza. La crisi climatica e la nuova era delle pandemie, come già ipotizzato da diversi studiosi, preannunciano un futuro in cui dovremo fare i conti con la miopia del nostro progresso, con il distorto concetto di invulnerabilità perpetrato negli ultimi secoli di sviluppo tecnologico. Lo scienziato e filosofo Thomas Henry Huxley affermò più di due secoli fa che “le peggiori difficoltà cominciano quando possiamo fare quello che vogliamo”. Ad oggi, questo rimanda ai vani moniti della sacerdotessa Cassandra prima del consumarsi dell'inevitabile tragedia.

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