Un passo in più per l'Italia: la mano bionica

Lo strumento risponde agli stimoli cerebrali e trasmette sensazioni tattili

pubblicato il 15/02/2014 in Scienza e Tecnologia da Angela Menna
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Angela Menna

Su un paziente danese amputato della mano sinistra, è stata testata la prima mano bionica ‘sensibile’, uno strumento in grado di trasmettere sensazioni tattili al cervello e manipolare oggetti. Un successo 'made in Italy', i cui risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Science Translational MedicineLifeHand2, il nome della protesi, è frutto di un progetto internazionale che vede l’Italia in prima linea. Coordinato dal Politecnico di Losanna, al progetto hanno partecipato la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’IRCSS San Raffaele di Roma, l’Istituto IMTEK dell’Università di Friburgo. Tra gli autori anche il ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Era il capodanno del 2004, quando Dennis Aabo Sorensen, 36enne danese, subì l’amputazione della mano sinistra, distrutta dallo scoppio di un petardo. Da allora, gli è stata applicata solo una protesi estetica fino a quando, nel 2013, è arrivato a Roma per affrontare la fase sperimentale di LifeHand 2, che si è rivelata un successo: la comunicazione tra cervello di Dennis e mano artificiale ha, in effetti, funzionato grazie a un complesso sistema d’impulsi tra centro e periferia. Per Dennis, il recupero sensoriale è stato un grande vantaggio. In otto giorni di esercizi, il giovane è riuscito a riconoscere la consistenza di oggetti duri, intermedi e morbidi in oltre il 78% di prese effettuate e nell’88% dei casi ha definito dimensioni e forme degli oggetti. I dati sperimentali hanno, dunque, dimostrato che è possibile ripristinare un effettivo feedback sensoriale nel sistema nervoso di un paziente amputato, utilizzando i segnali provenienti dalle dita sensorizzate della protesi. Secondo gli esperti, il punto di collegamento tra sistema nervoso di Dennis e protesi, sono stati quattro elettrodi, poco più grandi di un capello, impiantati nei nervi del suo braccio. Un intervento delicato, durato più di otto ore, eseguito il 26 gennaio del 2013 al Policlinico Gemelli. Il gruppo coordinato da Silvestro Micera, docente di Bioingegneria presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e presso l’Ecole Polytecnhique Federale di Losanna, ha anche realizzato una serie di algoritmi, capaci di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis, le informazioni provenienti dalla mano artificiale. LifeHand 2, finanziato dall’Unione Europea e dal ministero della Salute, è il proseguimento di un programma di ricerca, che 5 anni fa portò la protesi CyberHand – versione meno evoluta di quella utilizzata per questo secondo esperimento – a rispondere per la prima volta ai comandi di movimento, trasmessi direttamente dal cervello del paziente. Tuttavia, nel 2008, la protesi non poteva ancora essere calzata sul braccio umano e non restituiva alla persona alcuna sensazione.

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