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Nuova tegola sulla testa di Samsung: mandato d’arresto per il vicepresidente

In seguito all’uscita della notizia caduta in picchiata dei titoli in borsa

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TECNOLOGIA – Arriva come una tegola il nuovo scandalo che travolge la Samsung. L’azienda coreana, dopo un 2016 chiuso in difficoltà dovute a diverse questioni, è piombata nuovamente al centro del ciclone con l’emissione del mandato d’arresto nei confronti di Lee Jae-Young, il vice presidente della società.

A riportarlo sono state le maggiori agenzie di comunicazione coreane che parlano di accusa di corruzione proprio ai danni di uno dei leader di Samsung interrogato per circa 22 ore al pari del presidente della repubblica e della sua confidente – soprannominata, da alcuni, la Rasputin d’oriente.

Non solo Lee è finito sotto accusa visto che, il pool di investigatori, ha deciso di condurre le proprie indagini anche ai danni di Moon Hyng-pyo – il capo dell’International Pension Service – a sua volta sospettato di aver voluto sostenere la fusione tra Samsung C&T e Cheil Industries utilizzando un fondo di pensione pubblico.

Ovviamente non serve essere dei poliziotti o degli esperti in materia di diritto per comprendere come un’azione di questo tipo non avesse alcun valore industriale, come già avevano denunciato, in passato altri investigatori guidati dall’Hedge Found Usa. Questi stessi investigatori avevano giustificato le indagini dicendo che il processo sarebbe stato un tentativo di trasferire il potere dal proprietario del gruppo al quale Samsung aspirava Lee Kun-hee a suo figlio Lee Jae-yong già vicepresidente di Samsung.

Per concludere questa acquisizione la società coreana avrebbe investito ben 18 milioni di dollari versandoli ad una terza società, localizzata in Germania.

Dopo un simile terremoto anche i titoli in borsa hanno subito un grandissimo tracollo su tutti i mercati mondiali – ma soprattutto a Seul – portando nuove perdite, ingenti anche in questo caso, che affossano ancor di più la già difficile situazione di Samsung che non ha tardato a prendere le distanze da quanto accaduto.

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