Google controllerà la veridicità delle affermazioni e del contenuto multimediale

Meno bufale in rete e una nuova arma per riconoscerle

pubblicato il 15/10/2016 in Scienza e Tecnologia da Ivan Matteo Marri
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Ivan Matteo Marri

Già introdotta nei motori di ricerca del Regno Unito e degli Stati Uniti sia per computer che per smartphone e dispositivi mobili, arriverà presto in altri Paesi la nuova etichetta di Google News che evidenzierà sotto alla notizia i link per il fact-checking, ovvero il controllo sulla veridicità delle affermazioni e del contenuto multimediale. In questo modo, il colosso di Mountain View offrirà ai suoi utenti un nuovo strumento per riconoscere (verificare e approfondire) da subito notizie autentiche, a discapito di notizie inesatte o deliberatamente inventate. Una possibilità anche per i siti che già svolgono fact-checking, che potranno iscriversi insieme ai siti di notizie consentendo così a Google di ampliare la base di “indagatori della realtà”. Annunciato sul blog di Google, lo scopo di questa nuova etichetta è di “mettere in luce gli sforzi della comunità che si occupa del fact-checking, che cerca di distinguere la verità dalla finzione, il buon senso dalle sbandate“.

L'iniziativa potrebbe rappresentare una svolta per l'informazione via internet e per la fruizione da parte sia delle generazioni più giovani, che proprio da internet traggono la maggior parte delle informazioni, che degli utenti meno avvezzi (per motivi di tempo o di scarsa dimestichezza con internet) a controllare personalmente la veridicità delle notizie lette. Quella di Google è un'iniziativa molto importante che potrebbe rappresentare l'inizio della lotta alle bufale e ai cosiddetti siti “acchiappaclick”, che con titoli roboanti e dai toni forti ed esagerati spingono l'utente a entrare nel proprio sito dove quasi sempre si trovano notizie false e totalmente inventate, ma in linea con le pulsioni e spesso le paure dell'utente-obiettivo, allo scopo di guadagnare in pubblicità grazie agli accessi registrati.

Un fenomeno che se ora sarà per lo meno limitato su Google, dilaga sui social network, Facebook in particolare, dove false notizie e pagine di clickbaiting rappresentano un vero business a discapito della buona informazione.

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