TECNOLOGICI MA DIPENDENTI? CE LO SPIEGA LO PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA DOTT. DAVIDE PAGNONCELLI

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 14/02/2020 in Salute e alimentazione da Redazione
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Redazione
Il Dott. Davide Pagnoncelli

“Viviamo separati l’uno dall’altro…

siamo eremiti di massa”.

(U. Galimberti, filosofo)

 

“Libertà è avere grandi spazi dentro, non fuori”.

(dalla pubblicità di una moto)

 

L’incremento prepotente dell’uso delle nuove tecnologie sta affrancando l’uomo dai limiti spaziali e temporali, permettendo di raggiungere interlocutori lontanissimi e di varia caratterizzazione culturale.

Si è “qui” con il tablet o con il cellulare e si è “là”, perennemente in contatto, connessi 24 ore su 24, H 24.

Tali sorprendenti sviluppi tecnologici si coniugano, però, anche con una evaporazione della corporeità, dell’“esserci incarnato” all’interno della relazione.

A ciò si aggiunge il pericolo di una dipendenza, più o meno forte, da strumenti che diventano “totem-symbol”, divoratori di tempo, moltiplicatori di collegamenti superflui e di “comunicazioni senza relazioni”.

Sono strumenti o feticci dei quali non si può fare a meno, neanche per poco tempo?

Sono possibilità di apertura verso il mondo o chiusura solipsistica dentro il proprio “strumento-protesi”?

Identità arricchite da infiniti rami di conoscenza subitanea o disidentità perse tra tecnologie mutanti, obsolete già dopo essere nate da poco tempo?

Personalità reali che si potenziano e maturano con caratteristiche precise e originali o personalità che si mascherano dietro fittizi mondi virtuali?

Dialoghi finti o relazioni corporee dove le emozioni sono collegate a tutti i sensi?

Internet ha introdotto, senza dubbio, nuovi canoni esperienziali, nuovi paradigmi cognitivi e nuovi criteri per relazionarsi.

Indubbi e incisivi appaiono i benefici, ma si evidenziano man mano anche i rischi e le patologie legate a determinate modalità di uso o di abuso della tecnologia.

Al punto da creare dipendenza patologica per l’uso ossessivo e improprio della rete, Internet Addiction Disorder appunto. Addiction è un termine inglese derivante dal latino addictus, riferito al debitore diventato schiavo verso il creditore per ripianare il debito.

Secondo alcune statistiche i soggetti maggiormente a rischio sono quelli compresi tra i 14 e i 40 anni.

La fascia adolescenziale e giovanile è composta da soggetti molto esperti dal punto di vista tecnologico, i cosiddetti nativi digitali. Per questi il fascino della rete, con le sue quasi infinite possibilità, calamita e risucchia tempo, struttura modelli cognitivi e veicola valori non facili da decifrare e da giocare positivamente nell’esistenza. 

In base ad alcune ricerche almeno il 13% circa di questa fascia presenta indicatori di alto rischio di dipendenza e di uso negativo degli strumenti tecnologici.

E chi se non la scuola, unita alle famiglie (alle, al plurale!) può svolgere efficacemente un ruolo di prevenzione, di comprensione e di fruizione positiva delle nuove tecnologie?

E chi se non la scuola può coordinare, “mettersi in rete” con le famiglie ed altre organizzazioni educative per affrontare la complessità del mondo tecnologico, mondo che non si può certo pensare di “leggere” e di capire individualmente o in una ristretta cerchia di persone?

Appare estremamente importante affrontare e approfondire con alunni, genitori e insegnanti le varie tematiche legate all’uso e all’abuso di “oggetti tecnologici” che possono creare dipendenze patologiche, micidiali sia per il soggetto che per la società, dipendenze senza uso di sostanze.

Quelle più contagiose per i ragazzi sono le dipendenze legate al web, a giochi e scommesse di vario tipo anche online (si parla in tal caso di GAP, gioco d’azzardo patologico), al sesso, al cellulare, al cibo, allo shopping.  Ovviamente la fruizione di quanto citato deve presentare caratteristiche di compulsività, non controllabili dalla sola volontà.

Queste dipendenze non sono vizi, ma malattie da trattare in modo multidisciplinare.

Non servono allarmismi sterili, ma una forte motivazione ad approfondire i cambiamenti che la tecnologia, volenti o nolenti, ci ha costretto e ci costringerà ad adottare.

È un compito di approfondimento tecnologico unito ad una sfida per lavorare educativamente in rete, integrando competenze e ruoli.

La vera prevenzione è intervenire tempestivamente per prendersi cura delle persone e incoraggiare l’emersione di Sé autentici.

Così facendo, si potrà favorire una drastica diminuzione dei casi di dipendenze patologiche, partendo da un’efficace prevenzione.

Già dai dati di una ricerca condotta dal sottoscritto effettuata nelle classi prime e seconde di due scuole secondarie di primo grado (la scuola statale di Brembate (BG) e la scuola paritaria Capitanio di Bergamo, sono emersi aspetti molto significativi. La ricerca è stata successivamente pubblicata sulla rivista Prospettive EP, quadrimestrale di Educazione Permanente dell’editore Armando nel dicembre 2017.

Un corposo questionario è stato somministrazione ad alunni e genitori: 200 alunni/e (45% del totale) e 263 genitori. La ricerca era suddivisa in quattro parti: due per gli alunni (A. Questionario che raccoglie le osservazioni su te stesso; B. Questionario che raccoglie le osservazioni sui tuoi genitori); due per i genitori (C. Questionario che raccoglie le osservazioni sul figlio/a; D. Questionario che raccoglie le osservazioni su di sé come genitori).

In questa sede riporto sinteticamente solo alcune rilevazioni.   

- Dobbiamo ridistribuire quantitativamente il tempo per i nostri figli, per le nuove generazioni. I giovani hanno bisogno di più tempo dedicato a loro dagli adulti, dagli educatori, in particolare dai genitori. Anche la società dovrebbe favorire la ridistribuzione dei propri tempi, ora troppo sbilanciati verso il lavoro o verso altri impegni e scadenze.  Ciò si evince da alcuni dati raccolti nella ricerca, dove si rileva che gli adolescenti (più del 60%) sono lasciati troppo soli nel gestire le nuove tecnologie. I genitori sottostimano di parecchio il tempo che i figli effettivamente trascorrono in rete.

- Abbiamo bisogno di offrire più qualità al tempo delle nostre relazioni, dei nostri contatti sociali. La felicità sta nella qualità delle nostre relazioni, la felicità non sta negli oggetti o nella tecnologia. Dove non c’è una buona qualità delle relazioni, si trovano molto più facilmente le varie tipologie di dipendenza, sia con sostanza che senza sostanza, come la dipendenza da web, da cellulare, da gioco d’azzardo patologico. Si costruisce una buona società se sussiste una buona qualità delle relazioni interpersonali. 

- Un approdo possibile: sviluppare concretamente, non solo con assunti teorici ma concretamente, l’intelligenza emotiva e l’intelligenza sociale.

Il web non lo si può gestire, utilizzare come se fosse una questione solo personale o delle singole famiglie. Il web è una questione sociale che va affrontata da tutta la comunità che educa; ovviamente a vari livelli. Non bastano iniziative -pur ben realizzate- isolate o slegate dal contesto, ma servono progetti corali, senza sterili gelosie di primogenitura, senza ci sia chi vuol prevalere. E ciò vale per tutte le dipendenze con o senza sostanza.

Certamente per ogni dipendenza serviranno strumenti specifici e specifica preparazione professionale ed educativa, ma sempre contestualizzati, nel contesto (con-textus).

Il sociologo Zygmunt Bauman, scomparso nel gennaio del 2017, scriveva: “In questo mondo si chiede agli uomini di cercare soluzioni private a problemi sociali, anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati”.  

O la società svilupperà e investirà sullo sviluppo dell’intelligenza sociale, del sentimento sociale, su comunità socialmente intelligenti oppure sarà una società destinata a deperire. Sarà solo questione di tempo.

 

I lettori possono mandare una mail al Dott. Pagnoncelli scrivendo all’indirizzo allargacervelli@gmail.com

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