La Sindrome della Crocerossina raccontata attraverso Wendy e Peter Pan

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 19/09/2019 in Salute e alimentazione da Dott. Arturo Tenaglia - Psicologo e Psicoterapeuta
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Dott. Arturo Tenaglia - Psicologo e Psicoterapeuta
L’Isola che non c’è, Peter Pan, Wendy, il Capitan Uncino: li ricordate? C’era una volta un bambino di nome Peter Pan, si rifiutava di diventare adulto vivendo in una perenne infanzia sull’Isola che non c’è. Tutti i Peter Pan vivono nella ricerca e nel bisogno della sua Wendy, la sua crocerossina. Wendy è una bimba di dieci anni, la vita l’ha portata a comportarsi da adulta, si prende cura dell’amico Peter conservandogli amorevolmente l’ombra affinché non si sgualcisca. Accompagna Peter, bimbo immaturo, prendendosi cura di lui, accudisce i bambini dell’Isola che non c’è, insegnando le buone maniere ed essendo contenta di far questo. Lei fa di tutto per gli altri e questo la rende felice. La metafora di Peter Pan e Wendy è stata usata dallo psicologo Dan Kiley, nel libro The Peter Pan Syndrome: Men Who Have Never Grown Up, l’anno successivo alla pubblicazione del libro sulla sindrome di Peter Pan, l’autore pubblicò The Wendy Dilemma, in cui delineava la sindrome di Wendy o meglio nota come sindrome della crocerossina. Cos’è la Sindrome di Peter Pan? Rappresenta quella condizione psicologica che alcuni adulti vivono nella propria esistenza dove viene a rendersi concreta la non accettazione di un sistema normativo adulto e delle responsabilità connesse, rifiutando il ruolo sociale dell’adulto, attraverso meccanismi di evitamento. Il Peter Pan spesso si rifugia in una mentalità prettamente adolescenziale, appunto rimando invischiato in una condizione di non pieno sviluppo della propria personalità. Ma chi è Peter Pan? Peter Pan è un narcisista, non pienamente capace di osservare il punto di vista altrui, dotato di scarsa capacità empatica, la sua posizione autoreferenziale gli impedisce di instaurare una relazione duratura, in quanto quasi tutte le energie sono rivolte verso se stesso con la finalità di colmare il bisogno di cure e attenzioni. A patto che non trovi nel proprio cammino una Wendy disposta ad assecondarlo e a prendersi cura di lui. Chi è Wendy la crocerossina? Facciamo chiarezza, Wendy non sempre è una donna poiché tale condizione è trasversale tra i generi, spesso si rimane avviluppati nel ruolo della crocerossina attraverso comportamenti protettivi e materni, finalizzati alla gratificazione del Peter Pan, le attenzioni di Wendy spesso sono rivolte anche verso altri “Peter Pan” in cerca di bisogni da assecondare come parenti immaturi ed egocentrici, fratelli ed amici. Cosa si nasconde dietro la sindrome della Crocerossina? Wendy, nella sua storia di vita e nello scorrere della propria esistenza annovera spesso una profonda insicurezza caratterizzata da scarsa autostima, celando una personalità dipendente, attraverso il Peter Pan diventa indispensabile per qualcuno, trovando un riscatto ed identificandosi nel ruolo della salvatrice, attivando un meccanismo di autogratificazione, che andrà a confermare la sua unicità e quindi la sua stima, favorendo un meccanismo di coazione a ripetere. Che cosa impedisce a Wendy di interrompere la relazione distorta con Peter Pan? La crocerossina che soccorre Peter Pan è motivata da un circolo vizioso, come una vite che entra nel muro, più gira e maggiore sarà la sua presa. Wendy è spinta da una serie di meccanismi di cui difficilmente è pienamente consapevole, come ad esempio: La Paura di restare sola, è una caratteristica che accomuna molte Wendy, alla radice della paura possiamo rintracciare problematiche di tipo ansioso vissute durante il periodo dello sviluppo in adolescenza, uno stile educativo delle figure accudenti rigido, autoritario o iperprotettivo. Attraverso il Peter Pan, la crocerossina tiene sotto controllo la sua paura e si caratterizza come sua salvatrice e quindi indispensabile e quindi non più sola. La normalizzazione dell’amore come sofferenza, nel vissuto della crocerossina esiste il principio che in amore nulla è facile, ma bisogna guadagnarsi l’amore dell’altro, attraverso l’approvazione del Peter Pan. Arrivando anche a sottovalutare gli atteggiamenti aggressivi o svalutanti del proprio partener. Peter Pan ha bisogno di me. Attraverso il bisogno, la crocerossina costituisce un legame indispensabile, giacché il Peter Pan vive nel bisogno narcisistico di cure e attenzioni. I sentimenti provati da Wendy sono contraddistinti dalla sincerità, ma la crocerossina prova appagamento nella misura in cui si dimostra di essere necessaria ed affettivamente indispensabile al Peter Pan. Se il Peter Pan non attua una trasformazione del proprio meccanismo attraverso un processo maturativo, abbandonando lo status di “bambino bisognoso”, il legame di coppia continuerà in un rapporto destinato alla coazione a ripetere. Peter Pan e Wendy vittime o carnefici? In realtà le due sindromi si autoalimentano a vicenda, l’uno ha bisogno dell’altro. Il meccanismo iperprotettivo della crocerossina alimenta l’ego del partner, implementando sempre più il processo d’immaturità, favorendo e rinforzando il ruolo di “paziente bisognoso di cure”. Tale condizione costituisce una relazione che si “auto avvita”, senza via di uscita, costituendo un legame distorto e distorcente per la crocerossina e per il Peter Pan. Esiste una via di uscita? Certamente bisogna interrompere il meccanismo, anche attraverso la psicoterapia, con la finalità di favorire nella coppia la trasformazione dello stile relazionale distorto, favorendo lo sviluppo della stima di sé e della propria autonomia e indipendenza. Il processo trasformativo è reso spesso molto difficoltoso perché entrambi i partner non hanno la piena consapevolezza della condizione vissuta, ciò spesso comporta un disagio percepito come strisciante, una insoddisfazione di fondo, ma senza una reale comprensione delle motivazioni alla base. In questi casi si rende necessaria una psicoterapia, che prende in carico entrambi i partner, guidandoli attraverso un tortuoso percorso alla cui fine comporterà una “capriola”, una trasformazione anche in senso esistenziale della propria vita. Per amare è fondamentale recuperare l’amore per se stessi, amare significa volere il proprio bene e il proprio benessere: corporeo, psichico ed esistenziale, amare se stessi permette di non avere bisogno del partner Peter Pan, ma avere il “Desiderio” dell’altro, permettendo alla coppia di sviluppare e di valorizzare il proprio potenziale e la propria identità, senza nascondersi dietro bisogni infantili non appagati. Mi torna in mente, a tal proposito, una strofa della canzone di Giorgio Gaber “Quando sarò capace di amare”, il quale ci dona una bella prospettiva di un amore, “maturo nella coppia”:

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