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Cosa comporta la sindrome feto-alcolica?

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A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

In gravidanza, la futura mamma può controllare come si sta sviluppando il feto grazie a esami di screening prenatale, come il Bitest o il test del DNA fetale, oppure attraverso esami di diagnosi prenatale, come l’amniocentesi o la villocentesi. Per affrontare serenamente una gravidanza, è opportuno seguire qualche consiglio importante, come:

• preferire un’alimentazione sana;
• non fumare;
• non bere alcolici.

Il consumo di alcol in gravidanza, infatti, può essere molto pericoloso per il feto. Viene definita sindrome feto-alcolica (FAS) la disabilità permanente più grave, che si manifesta proprio quando il feto viene esposto al consumo di bevande alcoliche da parte della mamma[1]. L’alcol ingerito dalla gestante, in pochi minuti arriva al sangue del feto, che non è in grado ancora di metabolizzarlo perché privo degli enzimi necessari. Di conseguenza, l’alcol e i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi, danneggiandoli[1].

Oltre alla sindrome feto-alcolica, che è la manifestazione più grave, ci sono anche altre conseguenze dovute al consumo di alcol in gravidanza tra cui:

• quelle cranio facciali;
• il rallentamento della crescita;
• disturbi dello sviluppo neurologico che causano disabilità comportamentali e neuro-cognitive[1].

Esistono principalmente tre metodi per valutare il consumo di alcol in una donna in gravidanza:

• la valutazione della storia del consumo da parte della gestante;
• la determinazione dei biomarcatori del consumo alcolico materno;
• la determinazione dei biomarcatori neonatali di esposizione.

Degli studiosi americani hanno suggerito alcuni biomarcatori per accertare il consumo importante di alcol da parte della mamma durante la gestazione, ovvero:

• Acetaldeide associata al sangue intero (WBAA);
• Volume globulare medio (MCV);
• Transferrina Carboidrato-carente (CDT);
• Gamma-Glutamiltranpeptidasi (GGT);
• Asparato Aminotransferasi;
• Alanina Amiontransferasi (AST: ALT)[2]. 

Alcune stime dimostrano che assumere più di 30 grammi di alcol al giorno basta ad alterare i valori in almeno uno di questi parametri; mentre la positività a due o più biomarcatori può causare la nascita di un bambino con un peso, un’altezza e una circonferenza del cranio inferiori al previsto[2].

La sindrome feto-alcolica comporta disabilità primarie o secondarie. Le prime comprendono i dismorfismi facciali (occhi piccoli e distanziati, naso corto, labbro superiore sottile, padiglioni delle orecchie poco modellati), il ritardo nella crescita e anomalie nello sviluppo neurologico del sistema nervoso centrale. Le seconde, invece, comprendono problemi di salute mentale, assenza di autonomia, esperienza scolastica negativa, problemi sul lavoro. Si manifestano più tardi nel corso della vita e sono legate alla mancata diagnosi e al mancato trattamento delle disabilità primarie[2].

I medici e i ginecologi consigliano di astenersi completamente dal consumo di alcol in gravidanza. Nonostante ciò, ogni anno nascono circa 199.000 bambini nel mondo con la sindrome feto-alcolica. È quanto emerso da uno studio condotto dall’Università di Toronto e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Global Health. Lo scopo era stimare il numero di donne che consumano alcol in gravidanza e i numeri associati allo sviluppo della sindrome feto-alcolica. Complessivamente è emerso che:

• il 10% delle donne in dolce attesa consuma bevande alcoliche;
• in Europa la percentuale raggiunge il 25%;
• i tassi più alti sono registrati in Russia e nel Regno Unito;
• in Italia la percentuale supera il 50%, ovvero 1 donna su 2 beve alcol in gravidanza[3].

Evitare di assumere alcol è importante per la salute della mamma e soprattutto del bambino. Durante la gravidanza è bene sottoporsi, su consiglio medico, agli accertamenti e agli esami di routine previsti. Per la rilevazione di eventuali anomalie cromosomiche nel feto molto utili sono i test di screening prenatale. Il test del DNA fetale, per esempio, è un esame precoce che si può eseguire già dalla 10° settimana per rilevare se il feto è affetto da un’anomalia. La percentuale di affidabilità è del 99,9%.

Per saperne di più sul test del DNA fetale: www.testprenataleaurora.it

Fonti:

1. Ministero della Salute – www.salute.gov.it
2.  Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto-alcolici – a cura dell’Osservatorio OSSFAD
3. Fondazione Veronesi – www.fondazioneveronesi.it

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