La meditazione: una possibile alternativa al trattamento farmacologico

Un nuovo modo per combattere le dipendenze

pubblicato il 22/12/2013 in Salute e alimentazione da Angela Menna
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Angela Menna

Generalmente, gli esseri umani sono succubi della dipendenza. Sembra quasi di non riuscire a fare a meno della Tv, del computer o delle persone che amiamo. Ad esempio, se  fino a qualche decennio fa riuscivamo a sopravvivere senza possedere un qualsiasi gadget tecnologico, oggi ci sembra di non riuscire a vivere se non ne possediamo uno e lo utilizziamo per molte ore al giorno. Queste dipendenze rientrano nella normalità, secondo gli esperti, perchè non influenzano completamente la nostra quotidianità. Ve ne sono, però, alcuni tipi, che, se protratti nel tempo, diventano dannosi per la nostra salute. Basti pensare al semplice fumo di sigaretta, oppure alla droga o all'’alcolismo.

Secondo alcuni ricercatori dell’Università del Massachusetts, esistono alcune tecniche naturali, molto utili per rimediare a queste situazioni. Non si tratta di cure farmacologiche, ma a quella che gli scienziati definiscono “meditazione abbinata a strategie di riabilitazione”. Vi sono vari tipi di meditazione: quella recettiva e quella riflessiva. La prima si avvicina alla cultura orientale e consiste nell'assenza di pensieri e permette alla mente di raggiungere un livello di "consapevolezza senza pensieri". Nella seconda, invece, l'oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni di oggetti fisici, oppure semplicemente oggetti che riguardano il mondo interiore come emozioni o immagini e testi sacri.

A sperimentare l'efficacia di questa nuova pratica, sono stati uno scienziato informatico, Yariv Levy, insieme a uno studente dell’Università del Massachusetts e a Jerrold Meyer, un ricercatore di neuroscienze e  Andrew Barto, un esperto di teoria matematica di apprendimento e pianificazione. « E' indispensabile comprendere appieno ciò che è stato appreso dagli studi condotti sia sugli animali, che sull’uomo e approfondire ciò che innesca i meccanismi di dipendenza, al fine di provare nuovi approcci di trattamento. Tra questi, la meditazione è quella che è stata promossa a pieni voti. «Le nostre conclusioni sono che un trattamento a base di tecniche di meditazione e simili può essere utile come complemento per aiutare le persone a uscire dalla dipendenza. Siamo in grado di offrirvi argomenti scientifici e matematici per tutto questo». E' quanto ha dichiarato Levy, la cui indagine è anche pubblicata sulla rivista “Frontiers in Psychiatry”.

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