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Politica, resoconto di una settimana

Nuova giunta a Roma, Verdini vara gruppo

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Il 28 luglio via libera del Senato alla fiducia sul decreto enti locali: centosessantatré sì, centoundici no.

Nato per regolare aspetti relativi a servizi e situazioni economiche nei Comuni, il decreto ha finito con l’incorporare anche una maxi-manovra in materia sanitaria, che prevede tagli per un valore di tre miliardi in sette anni.

A Roma, intanto, il sindaco Marino presenta la sua nuova giunta. Marco Causi, deputato Pd, è il nuovo vicesindaco al posto di Luigi Nieri (Sel) e avrà anche la delega al Bilancio. Stefano Esposito, commissario Pd a Ostia e senatore, sostituisce il rutelliano Guido Improta ai Trasporti: tanto l’uno quanto l’altro hanno annunciato che rinunceranno allo stipendio da consiglieri. L’indipendente Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all’Istruzione con Monti, rimpiazza Paolo Masini (Pd) all’assessorato alla Scuola. Infine, Luigina Di Liegro (Pd), ex responsabile Welfare della Regione Lazio, assume la delega al Turismo, scorporato dalle competenze dell’assessorato alla Cultura. La Di Liegro è nipote di don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas. Il primo atto della nuova giunta è l’approvazione dell’assestamento di Bilancio, il 1° agosto.

Si chiama Ala il nuovo gruppo parlamentare verdiniano, che guarda a Renzi e alla maggioranza. L’ex coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, lo ha presentato il 29 luglio con queste parole: “Non rinneghiamo la nostra storia in FI. La rottura con Berlusconi addolora e fa male”. Palazzo Madama, intanto, nega l’autorizzazione all’arresto del senatore Ncd Azzollini: centonovantanove i voti salva-parlamentare, solo novantasei, invece, quelli in linea con le intenzioni della procura di Trani. Decisiva la scelta, da parte del governo, di lasciare ai senatori Pd-Ncd la “libertà di coscienza” relativamente al voto. 

Il 30 luglio muore a Roma Livia Danese, da due anni vedova dello statista democristiano Giulio Andreotti. Intanto in Senato il governo va sotto su una serie di emendamenti alla riforma Rai relativi, più precisamente, al canone della tv pubblica: si tratta dell’articolo 4, che attribuisce delega all’esecutivo sullo strumento di finanziamento della Rai.

Con questi emendamenti, presentati da minoranza Dem, Sel, Fi e M5S l’articolo viene soppresso. Incidente presto superato: il giorno successivo, sempre a Palazzo Madama, con centoquarantadue sì e novantadue no arriva l’ok dell’assemblea al ddl, che passa alla Camera. Alcune delle novità più importanti introdotte in esso riguardano il   consiglio di amministrazione Rai, che sarà formato da sette membri: di essi quattro saranno votati dal Parlamento (due dalla Camera e due dal Senato), due dal ministero dell’Economia e uno dai lavoratori dell’azienda. Ci sarà un amministratore delegato al posto del direttore generale – uno dei due membri in quota Tesoro – e, a differenza di quest’ultimo,  avrà potere di voto.

Martedì 4 si  nominerà intanto il nuovo Cda Rai, che dovrebbe essere l’ultimo formato in base ai dettami della legge Gasparri: l'ultimo, cioè, composto da nove membri, dei quali sette sono eletti dalla Commissione di Vigilanza e due dal ministero dell’Economia.

 

 

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