Politica, resoconto di una settimana

Renzi alle prese col dopo-elezioni, "Mafia Capitale" capitolo 2

pubblicato il 07/06/2015 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Raffaele Fitto, tra i protagonisti della settimana

Con questo pezzo inauguriamo un taccuino politico in cui riepilogheremo i fatti salienti della settimana avvenuti nel nostro Paese a livello parlamentare, partitico e governativo.

Subito dopo la tregua della Festa della Repubblica, il neogovernatore democratico della Campania, Vincenzo De Luca, è partito all’attacco denunciando Rosi Bindi, presidente della Commissione Nazionale Antimafia, che lo aveva dichiarato “impresentabile” alla vigilia del voto. Renzi, invece, tornato dall’Afghanistan, prende atto della performance non felicissima del Pd alle amministrative di fine maggio. “Si è fallito – ha dichiarato  – lo sfondamento nelle periferie”.

I fatti parlano chiaro: i due candidati veramente renziani, Moretti in Veneto e Paita in Liguria, sono stati sonoramente battuti dai loro competitori di centrodestra. E in Campania, Puglia, Toscana, Marche e Umbria il centrosinistra ha retto grazie alla forza politica locale dei vari candidati, quasi tutti slegati dall’onda di cambiamento renziano. Inoltre, queste ultime cinque regioni erano già territori in mano ai progressisti: esattamente come la Liguria, che però il Pd ha perso. Inoltre, i democratici non sono riusciti ad espugnare la fortezza leghista veneta.

E chi si aspettava che l’esito del voto delle Regionali potesse avere dei contraccolpi, seppure in formato micro, nella maggioranza, non è rimasto deluso: mercoledì 3 giugno il gruppo di Mario Mauro, Popolari per l’Italia, ha divorziato da Renzi ed è andato all’opposizione. In conseguenza di ciò, si complica la vita dell’esecutivo a Palazzo Madama, che può contare su due voti di sostegno in meno. Teoricamente, secondo Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, non cambia niente, perché Mauro e il suo collega Salvatore Di Maggio, di fatto, votavano contro i provvedimenti del governo già da tempo (e poi il terzo senatore mauriano, Angela D’Onghia, resta saldamente ancorato al governo, essendone sottosegretario).

Ma si sa che nell’assemblea che il premier non vorrebbe più elettiva perdere completamente anche soltanto un voto significa dilapidare un tesoro, dal momento che lì la sua maggioranza è sempre stata fondata su numeri più malcerti che alla Camera, e c’è il problema della fronda interna Pd, pronta a esplodere (a riesplodere) da un momento all’altro. E tutto questo avviene mentre in casa Ncd si profila una crisi di nervi:qualcuno  parla già di spaccatura all’interno del partito alfaniano.

Sempre in Senato, intanto, fa il suo debutto il gruppo di Raffaele Fitto, “Conservatori e riformisti”, formato da una dozzina di ex parlamentari di Forza Italia.

Giovedì 4 giugno il Senato approva con 195 sì il ddl che modifica l’articolo 278 del codice penale, in materia di offesa all’onore del Presidente della Repubblica: da una pena carceraria, fino ad un massimo di cinque anni, si passa ad una multa che varia dai cinquemila ai ventimila euro.

Ma, all’indomani della seconda ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta “Roma Capitale” (in manette cinque membri del Consiglio comunale capitolino, tra cui il vicepresidente dell'Assemblea e un ex assessore), il Pd è costretto a fare quadrato intorno al sindaco Ignazio Marino, che da più parti verrebbe invitato a dimettersi.

Venerdì 5 Forza Italia ribadisce il suo no alle primarie del centrodestra: si tratta di un’implicita bocciatura di un’ipotesi di leadership leghista e salviniana.

Nel fine settimana continua a far discutere la decisione del ministro degli Interni, Angelino Alfano, di sollecitare ai prefetti di Lombardia e Veneto l'accoglimento di nuovi 7500 migranti. "Ai prefetti e ai sindaci che, conformemente alla disposizione ministeriale, porteranno nuovi clandestini in Lombardia" - promette il governatore leghista Roberto Maroni - ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione dele risorse". Gli fa eco il neogovernatore della Liguria Giovanni Toti, fedelissimo di Berlusconi: "La Liguria non accoglierà nuovi migranti". 
 

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