Pianeta Front National, storia e protagonisti

Il saggio di Nicola Genga sul movimento politico francese

pubblicato il 20/05/2015 in Politica da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
La copertina del saggio di Genga sul Front National

Così come c’è sempre una sinistra più a sinistra, c’è sempre una destra più a destra.

Nell’Italia del dopoguerra, Ordine Nuovo prima e CasaPound oggi hanno cercato, e cercano, di riempire quel margine massimalista, durissimo a morire, che l’Msi, l’Msi-Destra Nazionale, Alleanza Nazionale (in seguito confluita nel Pdl) e, infine, Fratelli d’Italia, per evidenti logiche di parlamentarizzazione e di riconversione costituzionale, non potevano e non possono più coprire.

Eppure, da quel margine, da quel buco nero tutto è cominciato. O ricominciato. Alla fine del ’46, sfidando la legge che dichiarava incostituzionale qualsiasi partito che si richiamasse al fascismo, un manipolo di irriducibili della Repubblica di Salò, uniti ad alcuni altri sopravvissuti del ventennio littorio, diedero vita, appunto, al Movimento Sociale Italiano. L’estremismo del gesto e delle intenzioni era destinato, nel corso dei decenni, ad ammorbidirsi sempre di più. Perché l’estremismo è sempre quello dei fuorilegge, o di coloro che restano perennemente sul filo di tale condizione. La destra che vuole risciacquarsi i panni entra in Parlamento, quella dal cuore duro e puro alla fine finisce per restarne fuori (la stessa cosa si può dire anche a sinistra).

E in Francia, nel Paese che non aveva vissuto la nascita di fascismi né di totalitarismi, ma soltanto un lungo periodo di collaborazionismo con i nazisti? Nel Paese dove, oltretutto, la destra dal dopoguerra all’epoca della contestazione studentesca era rimasta saldamente al governo, con un uomo dalla statura numinale come il generale De Gaulle? Anche lì si formò presto una destra più a destra. E anche lì ci fu, tra le presenze di rilievo, un Ordine Nuovo, Ordre Nouveau (il nome prende ispirazione proprio dal gruppo italiano), necessaria premessa alla nascita, nel 1972, del Front National.

A dar vita a quest’ultimo è un veterano dell’esercito francese, Jean-Marie Le Pen, già segretario del Fronte Nazionale dei Combattenti (di cui continua il nome nella sua creatura), oltreché frequentatore di Ordre Nouveau. In poco tempo (poco più di una decina d’anni) il suo partito riuscì ad imporsi nella variegata costellazione di gruppi e gruppuscoli della destra estrema transalpina e ad esserne il leader . Ma anche a diventare forza elettorale, Cioè, appunto, a diventare forza di riferimento per una buona fetta dei cittadini francesi senza rinunciare alla sua carica eversiva più genuina. E le cose, oggi, dopo il passaggio di leadership da Jean-Marie alla figlia Marine, e nonostante un periodo di appannamento, non sono cambiate.

Quali le ragioni alla base del “miracolo” del Fn? E’ quello che si chiede il politologo Nicola Genga nel suo saggio Il Front National da Jean-Marie a Marine Le Pen – La destra nazional-populista in Francia (Rubbettino, 195 pp., euro 18,00). Si parte da una panoramica sul concetto di carisma politico e dalla  riflessione su quale delle sue gradazioni (ed applicazioni) si possa meglio acconciare ad una personalità come quella di Le Pen senior. Si continua con la disamina dell’inizio delle fortune elettorali locali del Fn, al principio degli anni ’80, quando sembrava qualcosa di alieno, un fungo spuntato dal nulla, e con l’analisi del lepenismo, la  “formula segreta” del successo del Front, miscela misteriosa di populismo (considerato come “terza via” tra socialismo e liberalismo) e nazionalismo. Quindi si svolta sullo studio dei rapporti tra Fn e il resto della destra francese e si conclude con la nuova era del partito, inaugurata dall’ascesa alla sua presidenza di Marine Le Pen.  

Un’era, in cui sembrano intravedersi i primi blandi segnali ci una volontà di “normalizzazione” repubblicana, senza naturalmente che per questo il partito debba perdere smalto provocatorio e grinta polemica: due capisaldi dell’energia “politicamente scorretta” del Fn che Marine vorrebbe, anzi, portare dentro i sacri templi della politica nazionale francese. Realizzando così l’unico sogno rimasto incompiuto del padre (con cui, comunque, non mancano le frizioni in materia di gestione e indirizzo del partito).        

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password