Isis: violenza nei confronti delle donne sempre più efferata

In Siria, Iraq, Turchia, Libano e Giordania, violenza sessuale estrema nei confronti delle donne prigioniere

pubblicato il 20/05/2015 in Dal Mondo da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

Come sempre in caso di guerra, le donne sono  doppiamente vittime e lo conferma Zainab Bangura, inviata Onu per i crimini sessuali nelle zone di conflitto.  Al suo rientro da un viaggio in Siria, Iraq, Turchia, Libano e Giordania, dichiara "Non ho mai visto niente del genere"  in un'intervista al sito Middle East Eye.

La diplomatica ha parlato di atti  "sadici" e  del metodo "organizzato  usato dall'Is  per violentare, schiavizzare e  costringere alla prostituzione o a matrimoni forzati le ragazze delle minoranze yazide, turkmene e cristiane. "Ho lavorato in paesi come la Bosnia, il Congo, il Sud Sudan, la Somalia e la Repubblica Centrafricana - ha concluso la rappresentante delle Nazioni Unite - e non ho mai visto niente del genere. Questa inumanità è incomprensibile. Sono sconvolta, non riesco a capire".

L’ultima raccapricciante storia riguarda una ventenne catturata  dai jihadisti che essendosi rifiutata di prendere parte a un atto di sesso estremo  è stata bruciata viva.
La diplomatica ha spiegato l’orribile percorso che queste donne devono sopportare. Una volta entrati in un villaggio  L’Is sceglie le donne, le valuta, verifica verifica la loro verginità, valuta le loro forme e bellezze e le prezza come animali.   Le vergini  giovani e belle vengono inviate a Raqqa, dove vengono vendute e gli acquirenti si dividono in base alla loro posizione sociale : gli sheikh hanno la prima scelta, poi gli emiri, poi i combattenti. Dopo essere stuprate per qualche  mese vengono a loro volta rivendute . Una ragazza è stata venduta 22 volte.
 

Notizia ancora più raccapricciante non solo  l'Is ha  reso la violenza sessuale  un metodo di raccolta fondi  e di affermazione del suo potere  ma addirittura si è avuto notizia di alcuni genitori che hanno ceduto le loro figlie  per contribuire alla causa , soprattutto a Mosul.

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