“Andare insieme, andare lontano”, prospettive lettiane

La politica è fatta dalle politiche

pubblicato il 16/05/2015 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Letta - Andare insieme, andare lontano

Chi lo aveva letto già sapeva.

Era preparato all’annuncio che il suo autore, l’ex premier Enrico Letta, ha dato ufficialmente nello studio di Che tempo che fa: esco dalla politica del Parlamento per dedicarmi alla politica come materia da studiare. Il suo futuro, Letta lo aveva già chiaramente anticipato nel capitolo conclusivo di Andare insieme, andare lontano (Mondadori, 126 pag., euro 18). Destinazione Parigi, in mezzo ai giovani, non quelli che vogliono rottamare per prendere il potere hic et nunc, ma quelli, ancor più giovani, da formare alla guida dei Paesi, e all’arte della buona politica.

Silurato con uno Stai sereno, Letta, nel libro del suo ritorno, della serenità sembra voler fare un elogio: di quella virtù, cioè, che si chiama pazienza nei momenti difficili e lungimiranza nei momenti buoni, in cui c’è il tempo e la possibilità di operare perché le cose vadano ancora meglio.

Pazienza e lungimiranza: storicamente, nel dna caratteriale e culturale degli italiani, popolo emozionale e spesso emotivo, due doti non proprio al primo posto. La non-pazienza (o l’impazienza) si riflette in politica (che è poi, naturalmente, la dimensione che a Letta interessa di più) nell’incapacità di affidarsi ad un’azione di governo spalmata nel tempo, e provvista di margini di spazio e di credito che possano dare frutti con una gradualità non traumatica, ma ragionevole.

E’ meglio fare le cose lentamente, ma in modo che durino, piuttosto che farle in fretta, correndo il rischio che si distruggano subito, era un antico adagio dei contadini della Gallura, depositatosi nella coscienza lettiana sin dall’infanzia. Il “cortotermismo”, che è poi l’esatto opposto della lungimiranza, in sostanza è un effetto deleterio della non-pazienza, che porta ad innalzare e ad affossare tempi e protagonisti della politica in modo superficiale, se non addirittura cinico. Esaltato, oltretutto, dalla tecno-velocità della nostra epoca, arrivata, col Movimento 5 Stelle, al massimo grado di quel processo di “disintermediazione” della politica che pretende, col linguaggio turbo-semplificatorio  del web, di azzerare la distanza tra cittadini e istituzioni, anzi di esautorare di fatto queste ultime. 

Ma… la politica: considerarla solo al singolare è già, in sé e per sé, un altro imperdonabile errore.   C’è una politica che, effettivamente, è qualcosa di astratto, di inaccessibile ai cittadini, anche se li coinvolge tutti come afflato ideale verso una società migliore; e poi ci sono le politiche, i mille modi di concretizzare la politica nella realtà del mondo vissuto quotidianamente, il volto di essa a misura delle persone.

Se la politica, in sé e per sé, come schema ideale e visionario, tende ad isolare, le politiche, cioè il modo di rendere la politica qualcosa di reale, richiedono un’azione comune. Uno sforzo di cooperazione, e di partecipazione, da cui non si può prescindere, e in cui l’arte del mediare, e quella dell’incidere a piccoli passi ma sorretti da un progetto a lungo respiro, sono ingredienti fondamentali. Specialmente laddove lo sforzo comune è diviso, e condiviso, da molte forze in campo: l’esempio, inevitabile, è quello dell’Unione Europea, per Letta, europeista convinto come i suoi maestri, approdo irrinunciabile e necessario di ogni democrazia continentale avanzata e matura.

In sostanza la politica è un obiettivo, le politiche sono i mezzi per raggiungerlo: e l’obiettivo, in fondo, è quello di far sì che una comunità possa crescere, insieme e in mezzo ad altre comunità, e con esse affratellarsi nella collaborazione reciproca. Ma, ciò che è fondamentale sottolineare è che, come è ovvio, la crescita è un fenomeno graduale, non lo si può accelerare bruscamente, e deve compiersi nel rispetto dei giusti tempi e dei giusti ritmi. I tre bambini in copertina sembrano rappresentare efficacemente questo concetto.           
 

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