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Enrico Letta: ”Prima di andare via dal Parlamento…”

Tra l’annuncio-shock da Fazio e una nuova vita da docente

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Di restare per sempre il premier zen scalzato da Matteo il Conquistatore non ne vuole sapere.

Abbandonerà il Parlamento, rinuncerà alla pensione da parlamentare, non avendo ancora maturato l’età per riceverla. Ce ne vogliono sessanta, ed Enrico Letta, il “nipotino” dell’eminenza grigia di Berlusconi, Gianni, ne ha solo quarantotto.

Questo, naturalmente, non significherà allontanarsi dal Pd,di cui continua in ogni caso ad essere uno dei giovani padri fondatori. Ma dalla politica di potere e di governo ha deciso di prendersi una pausa: quanto lunga non si sa, ciò che è certo è che Letta oggi volta pagina. E per annunciarlo pubblicamente (in segreto, in realtà, lo aveva già rivelato a Mattarella) si è servito, il 19 aprile scorso, di Fabio Fazio e di “Che tempo che fa”, il “quarto ramo” del Parlamento. 

Vivrò del mio lavoro”. Enrico Letta da settembre diventerà rettore della Scuola di Affari Internazionali dell’università di Parigi, di cui era già docente. Una vera e propria università nell’università, dedicata alla politica e  frequentata da giovani tra i diciannove e i ventiquattro anni.  Con questo ruolo egli potrà mantenere intatto il prestigio internazionale guadagnatosi nei suoi anni di parlamentare e nei pochi mesi (aprile 2013-febbraio 2014) in cui è stato alla guida del governo.

Enrico Letta, in Parlamento dalla XIV alla XVII legislatura, proveniente dalla sinistra cattolica, è stato vicesegretario del Ppi dal 1997 al 1998. Vicesegretario del Pd dal 2009 al 2013, ha esordito come ministro nel governo D’Alema I (1998-99), e ha fatto poi parte anche dei successivi gabinetti D’Alema II e Amato II (1999-01). Dal 24 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato alla guida di un gabinetto di grande coalizione: parentesi breve e tormentata, culminata con una sfiducia piovuta direttamente dall’interno del Pd, di cui nel frattempo era diventato segretario Matteo Renzi.

Ma… attenzione. Non è questa la notizia del giorno. La notizia del giorno è che, probabilmente, uno degli ultimi atti di peso da parlamentare di Enrico Letta sarà il rifiuto di votare la fiducia messa dal governo all’Italicum. Se davvero, come paventa Renzi, il governo potrebbe affondare a causa della mancata fiducia, allora questa sarebbe la vendetta del suo predecessore defenestrato. L’ex premier ha dato il suo annuncio mentre si trovava a Firenze (la tana di Renzi), a far visita, in ospedale,  al poliziotto ferito nell’attentato che “inaugurò” la storia del suo governo.

In pratica, davanti all’uomo, Giuseppe Giangrande, dal cui sacrificio la sua esperienza a Palazzo Chigi, in un certo senso, ebbe inizio,  Letta potrebbe aver messo (o potrebbe contribuire a mettere) la parola fine su quella di Renzi. Tra un libro di teoria politologica e l’altro, evidentemente, il professore si era dimenticato uno stiletto. 

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