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Maschere

Il Carnevale della politica

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Le maschere coprono identità, difetti e vergogne. Utilizzate nella Venezia dei Dogi per coprire gli insolventi ed i creditori, rivivono oggi una nuova età dell'oro. Si utilizzano nelle camere romane dei Deputati e dei Senatori del Partito Democratico per coprire le profonde rughe dell'incoerenza. Splendidi esempi dell'arte italiana, le preziose maschere, magistralmente decorate, nascondono le coscienze di chi accusa Renzi di far entrare nel Tempio del Nazareno l'immondo predicatore di via Grazioli. Un Tempio frequentato quotidianamente da chi ha contribuito a rendere la dimissioni talmente rare ed inusuali da relegarle alla clandestinità. Un Tempio brulicante di mercanti tanto avvezzi all'inganno ed alle mistificazioni che sono riusciti a vender per buono il prodotto decomposto di ministri quali Bonino-Alfano (fiducia caso Shalabayeva, “non sapevamo nulla, è stato un problema di comunicazione”), Bondi (fiducia caso ILVA, “ a Taranto hanno il cancro perché fumano”), Cancellieri ( fiducia caso Ligresti, “ho agito per spirito umanitario”) ed infine De Girolamo ( caso nomine ASL, “durante le registrazioni non ero capace di intendere e volere poiché in preda alla mastite ed alla depressione post-parto”). Nel Tempio del Nazareno impazza un Carnevale di maschere che sembra di essere nella Serenissima di Casanova, tutte in gara per primeggiare come la più bella tra le belle, dimenticandosi per incanto delle realtà che nascondono. Tutti impegnati a scegliere cosa rappresentare nel palcoscenico che guarda al dito e non alla Luna, tutti troppo impegnati a compiacersi della propria maschera da non accorgersi di aver scelto, tra le tre opzioni suggerite, di essere “Nessuno”.

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