Cos'è questa democrazia diretta?

pubblicato il 23/08/2019 in Politica da Vito Evangelista
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Vito Evangelista

In un paio di articoli, tratterò un tema che apparentemente potrebbe sembrare secondario, ma in realtà sarà al centro del dibattito in un futuro abbastanza prossimo. Sto parlando della “democrazia diretta”. In questo primo articolo cercheremo di capire bene di cosa si tratta e nei prossimi vedremo quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi. Iniziamo con il ricordare che la democrazia diretta è la prima forma di democrazia, e nasce circa 2500 anni fa ad Atene, nell’antica Grecia. Il popolo, non nella sua totalità ma qualcuno sostiene che si potesse arrivare a circa 7mila persone, si riuniva in una collina vicino l’acropoli e, dopo gli interventi degli oratori, prendeva le decisioni per alzata di mano. Nasce e prende forma qualcosa di straordinario per quel periodo: il principio “assembleare” e di “maggioranza”. Non sono concetti scontati, come qualcuno potrebbe pensare, e neanche valori assoluti, ma il frutto di mediazione e di evoluzione sociale e civile. Basti pensare che nell’antica Grecia l’altra grande potenza, nemica storica di Atene, era Sparta, dove il concetto di democrazia era completamente sconosciuto. Quella spartana era una società di guerrieri, basata sulla forza, dove le gerarchie erano determinate da criteri meno sofisticati, ma il cui sistema di governo non era così rozzo come si potrebbe pensare. Si basava infatti su una serie di equilibri e bilanciamenti tra i poteri. A Sparta vigeva la diarchia, il governo di due re, che divideva il potere con il consiglio degli anziani composto da 30 membri, che a sua volta vedeva fortemente limitato il suo potere da un terzo organo istituzionale che era il consiglio dei cinque efori (ispettori) eletti dall’assemblea di tutti, o quasi, gli spartani. Ma, tornando all’organizzazione ateniese, quella che è considerata la madre della democrazia in realtà era solo un embrione di quest’ultima. E questo non ci deve stupire, perché, anche se si tratta solo di una considerazione personale, credo di non essere lontano dalla realtà se affermo che l’unica vera democrazia di cui si può avere certezza, sia quella scolastica. Ogni qual volta, infatti, si sia compiuto il tentativo di mettere in pratica ciò che è riportato nei testi didattici, ne è venuto fuori qualcos’altro. Ad Atene, per esempio, avevano diritto di voto solo gli uomini nonché “figli di Atene”, e quindi solo una minoranza della popolazione. È stato calcolato che consistesse all’incirca nel 15 per cento del totale, quindi il 51 per cento di questa irrisoria percentuale decideva per tutti. Possiamo dedurne, senza il timore di essere smentiti, che si trattava di una oligarchia, anche se piuttosto allargata. Questo a dimostrazione che un concetto che potrebbe sembrare scontato, come quello di democrazia, in realtà di scontato non ha nulla, ed è difficilissimo da attuare nel suo significato letterale: “potere del popolo”. Era difficile allora e, con le dovute differenze e nonostante i tanti progressi, è difficile oggi, che dalla democrazia diretta ateniese siamo passati a quella indiretta, dove il popolo sovrano sceglie i suoi rappresentanti e affida loro il governo del Paese. Questo è il sistema che, anche se con innumerevoli varianti, vige da secoli in tutti gli Stati democratici. Il passaggio alla democrazia rappresentativa è avvenuto per diversi motivi, ma il più ovvio è che la democrazia diretta può funzionare bene in contesti ristretti e localizzati, mentre non è funzionale in contesti allargati. Questa considerazione si è dimostrata vera per molti secoli, perché le distanze hanno sempre rappresentato un problema man mano che confini siano andati estendendosi. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, e sempre più spesso si auspica un ritorno alla democrazia ateniese. Come è possibile? Cosa è cambiato? E quali potrebbero essere le ripercussioni? Analizzeremo tutto ciò nei prossimi articoli.

 

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