Polonia e Grecia minacciano di non firmare i Trattati di Roma

Non firmate il trattato all'ultimo momento, "sulla porta del Campidoglio", disse Gentiloni

pubblicato il 24/03/2017 in Politica da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

Il testo della "dichiarazione di Roma" è pronto, ma non è ancora sicuro che sarà firmato da tutti e 27 i leader che sabato celebreranno i 60 anni del Trattato al Campidoglio.
In particolare, ci sono due paesi che non sono del tutto convinti: la Grecia ha posto una riserva sull'intero testo chiedendo in cambio il sostegno dei partner nella trattativa per il proseguimento del terzo programma di aiuti finanziari, in particolare con il Fondo monetario internazionale; la Polonia i è sempre dichiarata contraria al concetto dell'Europa a due velocità e contesta "l'affronto" della riconferma di Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo.

Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, conferma che il Trattato sarà firmato da tutti e 27 i paesi. Secondo quanto trapela da fonti diplomatiche, nei giorni scorsi, il lavoro diplomatico, ha portato all’affrontare le questioni più roventi, con un linguaggio più sfumato, "agiremo assieme, a ritmi e intensità diversi dove necessario, ma muovendoci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e tenendo la porta aperta a quelli che vogliono raggiungerci più tardi. La nostra Unione è indivisa e indivisibile".

Un testo modificato e sfumato, che se verrà firmato, rappresenterà un successo diplomatico. Gli obiettivi che saranno discussi sono la sicurezza, la crescita, l'Europa sociale e un ruolo rafforzato sulla scena globale, impegnando i parlamenti nazionali a lavorare insieme "al livello che rappresenta una vera differenza, sia questo l'Unione europea, nazionale, regionale o locale, e in uno spirito di fiducia e cooperazione leale".

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