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ll Deputato Sl Melilla su vitalizi e pensioni dei parlamentari

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Il M5S ha rilanciato la sua offensiva non tanto contro i vitalizi del passato, ma contro le attuali pensioni dei parlamentari alimentando confusioni da cui trarre vantaggi elettorali in considerazione del disprezzo popolare nei confronti dei vecchi vitalizi. Ma la verità é che vitalizi dei parlamentari dal 2012 non esistono più e vige un sistema giusto basato su pensioni rapportate ai versamenti contributivi. Ogni deputato versa mensilmente 918 euro al mese per la sua pensione contributiva, pari al 9,18% della indennità di circa 10 mila euro lordi l'anno (circa 5 mila netti). Un lavoratore, analogamente,versa ogni mese per la sua pensione il 9,19% del suo stipendio. Ad esempio: un lavoratore che prende uno stipendio di 1.200 € versa per la sua pensione 110 € al mese. Le pensioni sono rapportate ai versamenti complessivi: un deputato versa in 5 anni 55.080 € e il suddetto lavoratore in 40 anni versa 52.876 €. Questa la realtà. Quello che conta col sistema contributivo é quanto si versa e non il numero degli anni in cui si versa. Dunque non deve stupire che versando 55 mila € in 5 o 40 anni si prende la stessa pensione.

Condivido per questo il principio contributivo che non è stato esteso ai vecchi vitalizi a causa della giurisprudenza costituzionale sui diritti acquisiti. Un tetto massimo, sul modello del prelievo di solidarietà, potrebbe essere una soluzione equa per superare i privilegi dei vecchi vitalizi fatto salvo naturalmente il principio del sistema contributivo laddove i vecchi vitalizi corrispondessero a quanto versato. Ciò dovrebbe valere per tutti i pensionati italiani che prendono pensioni superiori al tetto individuato pur non avendo versato contributi corrispondenti secondo il metodo contributivo.

Questa scelta sarebbe obbligata per rispondere al principio costituzionale della uguaglianza di tutti i cittadini. Sono d'accordo ad equiparare l'età per l'accesso alla pensione dei parlamentari a quella in vigore per tutti i lavoratori, ma quello che conta è il sistema contributivo del calcolo della pensione. Se si va prima si potrebbero avere delle penalità, come già succede per i lavoratori italiani. Sono convinto che occorra in generale (indennità e pensione) un trattamento equo per i parlamentari e il riferimento fatto dal legislatore negli anni 60 per le indennità parlamentari agli stipendi degli 8 mila magistrati mi sembra razionale. Andrebbero però tolti i benefit che si sono aggiunti negli anni e che, in questa legislatura e anche alla fine della precedente, sono stati giustamente ridotti: dalla diminuzione di due terzi dei rimborsi per le spese telefoniche alla eliminazione dei rimborsi per i trasporti degli ex parlamentari, dalla diminuzione delle spese di rappresentanza per i titolari di cariche interne alla eliminazione di alcuni trattamenti della assistenza sanitaria integrativa, dalla copertura del 70% delle spese assicurative a carico dei deputati all' adeguamento dei prezzi di bar e ristorante della Camera, dalla diminuzione delle spese di cancelleria alla rendicontazione delle spese di esercizio del mandato.

Tutto ciò nel quadro di una riduzione del Bilancio interno della Camera dei Deputati che negli ultimi 3 anni ha risparmiato ben 270 milioni di euro, di cui 150 milioni di minore dotazione e 130 milioni di restituzione allo Stato.

 

Gianni Melilla, Deputato Sinistra ltaliana e Segretario Ufficio di Presidenza della Camera

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