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Congresso Pd. Dopo Renzi ed Emiliano si candida anche Orlando

L'attuale Ministro della Giustizia ha detto che si candida "per rifare il Pd sognato dieci anni fa"

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Il prossimo congresso nazionale del Partito Democratico, avviatosi in seguito alle dimissioni del segretario e dopo l'ultima direzione nazionale, si preannuncia più articolato di quel che si poteva pensare dopo l'uscita dell'area che fa riferimento a Bersani, Rossi e Speranza. 

Se la candidatura di Matteo Renzi era in qualche modo scontata molto meno lo è stata qualla di Michele Emiliano che per alcuni giorni era considerato in uscita dal partito insieme a Bersani. E invece Emiliano, dopo le aperture in Assemblea Nazionale, che lo avevano allontatano dai cosiddetti "scissionisti", durante la Direzione di martedì ha formalizzato la propria corsa alla segreteria del partito. 

La novità di oggi, e che spariglia le carte nell'area anti-renziana, è l'annunciata candidatura a segretario anche di Andrea Orlando, attuale Ministro della Giustizia ed esponte dell'area di sinistra che aveva scelto di appoggiare Matteo Renzi alla guida del Pd. "Ho deciso di candidarmi - ha detto Orlando - perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza". "Ho deciso di farlo - ha continuato il Ministro della Giustizia - perché credo che ci voglia responsabilità e credo che il Pd debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all'Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti difficili". 

L'obiettivo dichiarato di Orlando sembra essere quello di rompere il dualismo tra Renzi ed Emiliano provando a "rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa" ed evitando "che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità, ma torni a essere una grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell'Italia". 

Intanto Gianni Cuperlo ha annunciato che il prossimo 4 marzo la corrente SinistraDem decidera sulla linea politica da tenere durante il congresso e al tempo stesso non ha lesinato critiche a Renzi sulla gestione della fase politica. "Per quanto riguarda il percorso ancora una volta sono colpito dalla insufficienza di un segretario, per quanto dimissionario - ha detto Cuperlo - . Era evidente che anche sui tempi della nostra discussione poteva e potrebbe esserci un recupero di fiducia di tanti iscritti, militanti, elettori turbati da una spaccatura che fino all'ultimo non si è voluto evitare"

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