“Io non sarò mai il custode dei caminetti, preferisco il mare aperto della sfida che la palude. Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie, non faccia quanto avvenuto a Roma”.
Matteo Renzi riunisce il Pd e sfida la minoranza indicando la road map al partito nel giorno definito da più di un osservatore politico come quello dei lunghi coltelli dove però le parole dimissioni o scissione almeno per il momento non sono ancora arrivate. “Io non voglio scissioni - ha precisato l’ex premier - e se le voglio le vorrei sulla base di una discussione: se ci dovrà essere una scissione, e spero di no, sia senza alibi e non con quello del calendario".
Presenti in direzione Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, mentre al banco della presidenza, accanto al segretario dei Democratici, c’è anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al quale Renzi rinnova tutta la propria stima e qua e là in platea anche elementi di spicco del Governo come il ministro dell’economia Piercarlo Padoan. “Credo – ha aggiunto Renzi, riferendosi al risultato del referendum e alla sentenza della Consulta sull’Italicum- che sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l'invito a fare il congresso prima delle elezioni. potete prendere in giro me ma non possiamo più prendere in giro la nostra gente”. Da Renzi però arriva anche l’invito a “sporcarsi le mani”, a dire qualche Sì oltre ai No.
Ma il segretario è anche consapevole che si chiude un ciclo all’interno del partito: “Io sono segretario dal febbraio del 2013, ho preso il Pd che aveva il 25% e nell'unica elezione politica nazionale che c'è stata l'ho portato al 40,8%. Vinca chi ha le idee migliori e chi si mette in gioco, ma chi non vince si metta a dare una mano a chi ha vinto, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi ha vinto le primarie". Voto e congresso dunque per l’ex premier sono concetti divisi perché, rifacendo il verso a Giucas Casella “Quando si vota non lo decido io”. Ma aggiunge anche Ci sono elementi positivi per votare prima e anche per votare dopo, è una discussione che fa chi ha responsabilità istituzionali. Ma sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto". Ma la minoranza non si fida e avverte che le regole del congresso vanno concordate insieme e sui tempi non possono esserci blitz. Bersani, entrando al centro congressi Alibert di Roma, ha già fatto sapere che a suo avviso un congresso lampo è un errore. Gli ha fatto eco Nico Stumpo: "Non penso che fare esplodere il congresso del partito, né di dimettersi in un momento come questo sia un atteggiamento di grande responsabilità". Enrico Rossi, governatore della Toscana, chiede la nomina di un segretario di garanzia per la fase congressuale.

