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Europarlamento: il Movimento 5 Stelle fa dietrofront e resta con Farage

Dopo il no dell'Alde e dei Verdi Europei chiarimento telefonico tra Beppe Grillo e il leader Ukip

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Dopo il No dell'Alde all'ingresso del Movimento 5 Stelle nel loro gruppo parlamentare europeo per il Movimento 5 Stelle si era profilata una situazione di stallo politico oltre che una vera e propria brutta figura per la modalità con cui è stata gestita tutta la vicenda. La decisione di lasciare il gruppo EFDD per quello Liberale era stata annunciata a sorpresa e poi appoggiata dal 78% degli iscritti, anche dopo il rifiuto dei Verdi Europei. 

Con i suoi 17 eurodeputati il Movimento 5 Stelle non avrebbe potuto formare un gruppo autonomo e sarebbe pertanto finito in quello dei "non iscritti", perdendo non solo visibilità ma anche diverse posizioni chiave nelle Commissioni Parlamentari a Bruxelles. 

Nel pomeriggio la svolta, o meglio il dietrofront. Con una conference call tra Grillo, Davide Casaleggio e Nigel Farage è stata decisa la permanenza dei Cinquestelle nel gruppo di cui fanno parte l'Ukip e partiti di estrema destra come i Democratici Svedesi o altri gruppi euroscettici e conservatori.

Secondo fonti del gruppo EFDD, riferisce l'Ansa, le condizioni per il "rientro" dei pentastellati sono state l'esclusione di David Borrelli come copresidente del gruppo, il mancato rinnovo del funzionario M5S che ha gestito la trattativa per il passaggio all'Alde e sopratutto la conferma da parte di Grillo sulla volontà di tenere un referendum italiano per uscire dall'Euro. 

"Sono contento che ogni differenza tra il movimento di Beppe Grillo e me si sia risolto in maniera amichevole" ha detto Farage al termine della riunione. Certamente da un punto di vista numerico la scelta è convenuta ad entrambi: il M5S ha evitato l'irrilevanza finendo nel gurppo misto e l'Ukip ha evitato l'indebolimento del suo gruppo che senza i grillini sarebbe passato da 44 a 27 deputati, numero di poco superiore al minimo necessario per costituirlo. 

Sul piano politico Farage registra una nuova vittoria politica che dimostra come, nonostante il ritiro annunciato dopo la vittoria della Brexit, il leader inglese abbia ancora un ruolo determinante sia nel campo delle forze euroscettiche sia nello stesso Parlamento Europeo. Il Movimento 5 Stelle invece esce politicamente indebolito dalla vicenda. Molti suoi iscritti non solo non avevano condiviso la scelta dell'Alde, considerato come un gruppo troppo vicino all'attuale dirigenza Ue, ma avevano anche constetato il metodo e la tempistica della scelta. Si tratta dell'ennesimo momento difficile per il movimento di Grillo che tra i problemi di Roma e quelli in altre amministrazioni locali attraversa una fase di duro confronto interno e forse anche di calo dei consensi. 

Resta ora da vedere se e quanta parte della base del movimento chiederà a Grillo il conto di un mancato passaggio democratico sul rientro dell'EFDD. Cosa non da poco per un partito che aveva fatto della democrazia diretta il punto centrale della sua azione politica rispetto alle altre forze politiche. Nei commenti su Facebook e sul sito di Grillo il dibattito si è già aperto. 

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