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Denuncia Agcom fronte del Si: risponde Travaglio

Scoppia la polemica tra giornalisti 'schierati' sul referendum.

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Nel mirino del fronte del Si e quindi Pd c’è c'è soprattutto Marco Travaglio e Andrea Scanzi chiaramente schierati per il no .
Il primo come nel suo stile non batte ciglio  e risponde:  "Sono favorevolissimo  è cosa buona e giusta che il presidente del Consiglio parli da solo in tutte le reti e in tutti i tg di Rai, Mediaset e Sky, con uno stuolo di impiegati con la lingua ai suoi piedi. Come  peraltro già avviene nei nove decimi della carta stampata. Io anzi - continua - lo renderei obbligatorio. Così magari finalmente la gente si sveglia e capisce qual è la democrazia che il premier ha in mente".

Clemente Mimun,  difende il collega "Lo difendo, ma non è una questione legata alla sua presenza. Penso che ognuno debba comunicare come vuole, è giusto che anche Renzi inondi le trasmissioni con i suoi interventi. La verità è che la legge sulla par condicio è una follia, ci sono mille modi di aggirarla, è umiliante per tutta la categoria. Siamo diventati dei maniaci dei secondi, dei minuti. Rendiamoci conto che il nostro popolo è maturo", chiosa Mimun. Negli Stati Uniti si fanno gli endorsment, continui sondaggi. Ci si comporta come vuole. La par condicio è un po' come quel vecchio adagio: si applica con gli amici, la si interpreta per i nemici". Una posizione netta la sua: Allora che facciamo ci mettiamo a conteggiare anche i cantanti e i calciatori? A Benigni a cui ieri hanno ritirato la patente, se diamo la notizia si fa propaganda? E' assurdo. Ora basta che si dica un sì e un no e si viene schedati...".

"Niente censura, è questione di giustizia" ribatte il piddino Anzaldi, "ci sono giornalisti che non fanno i giornalisti, ma rappresentano il comitato per il no. Uno degli esempi è quello di Travaglio che si è apertamente schierato". Libero di farlo, ma il suo tempo deve essere 'conteggiato' a norma di par condicio. C'è  qualcosa di illegale: lui prende anche i soldi per metterci la faccia. Lo stesso discorso vale, puntualizza Anzaldi, anche per quei giornalisti che si schierano per il sì. Sono i direttori che devono vigilare, la legge dice che durante le trasmissioni politiche o di approfondimento sono i direttori di Tg a dover rispondere di eventuali violazioni".

Roberto Fico, presidente della Commissione di vigilanza Rai fa sapere che nella tv di stato c’è più vigilanza mentre nelle  tv 'commerciali' è l'Agcom in ogni caso a dover svolgere una funzione di garanzia.  Il  dem Verducci ricorda che "non devono esserci zone d'ombra. Il tempo va conteggiato a tutti gli effetti per chiunque si schieri". "

 

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