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Focus, il ritorno di Will Smith

La storia di un truffatore galante

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“Mai scoprire le tue carte prima del momento decisivo”.

Con Focus – Niente è come sembra  Will Smith dopo dieci anni risale in cattedra. Fatti due conti, in effetti, era dal 2005, cioè dai tempi di Hitch,  che il simpatico attore afro-americano non interpretava un ruolo di maestro, quasi di mentore. In mezzo ci sono stati il papà disoccupato, lo scienziato ultimo superstite del genere umano, il supereroe in decadenza, il professionista che deve espiare la sua colpa, l’agente segreto che combatte contro gli alieni (per la terza volta), il militare-papà intrappolato in un futuristico pianeta Terra da incubo, il reporter e il giudice. Magari, a voler sottilizzare si può dire che già in After Earth (parliamo di un film uscito nel 2013) Will, quasi in versione Star Treck, torna a farsi guida di qualcuno (del figlio, che è tale non solo nel film ma anche nella vita; dunque parliamo di una declinazione amorevole-autorevole della paternitas). Ma con Focus il “maestro” non solo rimette piede su una Terra più simile a quella che viviamo tutti i giorni, ma torna anche a respirare quelle eleganti atmosfere alto-borghesi che mancavano a chi ha amato Hitch.

L’eleganza: è la prima cosa che si apprezza in Focus, a partire dalla trascinante colonna sonora firmata da Nick Urata. Anche se, rispetto a dieci anni fa, non ci troviamo più di fronte al self made guru d’amore (il “dottor Rimorchio”), bensì ad un truffatore patentato, capo di un’agguerrita azienda di truffatori e per di più figlio d’arte, l’ambiente e la rete di relazioni in cui Nicky Spurgeon si muove, tra New Orleans e Buenos Aires, tra un carnevale pre-super bowl e un autodromo poco fuori città, ricordano molto quelle in cui si trovava ad incidere il buon Alex Hitchens: torniamo, cioè, nella più raffinata, vital-chic e cosmopoliticamente romantica dimensione della metropoli. Magari non si tratta più di innamorati disperati, bensì di polli da spennare, però la classe willardiana nel trattare anche questo nuovo genere di “clienti” sembra sostanzialmente immutata, da Alex a Nicky. E poi, vogliamo mettere il fattore bellezza? Che cos’ ha da invidiare Margot Robbie (nel film Jess Barrett) alle varie Amber Valletta ed Eva Mendes?

Differenza non di poco conto, però, è che Jess è ad un tempo Sara (cioè il ruolo di Eva Mendes in Hitch) ma anche Albert (Kevin James, sempre nel film del 2005).  Cioè, è  il personaggio che il protagonista ama e vuole conquistare, e nello stesso tempo è l’allievo che deve iniziare alla sua arte. Dunque, di pari passo con la progressione del sentimento – al centro di Focus c’è un’intensa storia d’amore – viaggia la progressione dell’apprendimento: il che complica parecchio le cose, perché è come giocare a scacchi, a livello carnale e psicologico, sul filo dell’equilibrio fondato sul rispetto di una regola, e cioè che il discepolo non può superare il maestro, non deve. Sostanzialmente è proprio per salvaguardare questa regola che Nicky sceglie, ad un certo punto, proditoriamente (potrebbe essere altrimenti?), di far uscire dalla sua vita Jess. Ma in realtà bluffa anche con se stesso: Jess è ormai parte di lui, e riconquistarla significherà prodursi in contorsionismi doppiogiochisti assolutamente titanici (e fare i conti, naturalmente, con un’ex allieva ormai decisamente più scafata). Il dr. Hitch tornato in versione truffaldina è servito.

Ma in Focus non sono solo Will e il “Dottor rimorchio” diversamente specializzato a tornare: si rifà vivo, infatti, per la soddisfazione dei suoi fans, anche il grande Gerald McRaney, nei panni dell’ineffabile Ownes Sturgeon, il maestro del maestro, oltre che suo genitore. Come un buon padre spartano, ha educato il figlio a fregare… fregandolo! Ma il bello è che prova sempre gusto a farlo,  anche adesso che Nicky è un imbroglione cresciuto e vaccinato.

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