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The Equalizer: l’implacabile giustiziere dietro l’uomo tranquillo

Cine-trasposizione di un telefilm anni ‘80

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Impertinenti ragazzini, non fatevi beffe dell’”anziano” trasportatore di carrelli nella falegnameria! Voi non potete sospettarlo, ma il lavoratore che vi sembrerebbe giusto rottamare, perché in età da pensione, è già andato in pensione nella sua precedente vita, quella di agente segreto, e come tale risulta ufficialmente morto! Con quel grembiule, quella divisa, quello stipendio, quei ritmi di vita così uguali e anonimi, metro al mattino presto e cena solitaria al solito bar, in realtà si è costruito una seconda chance, una seconda identità, una seconda vita.
Alla fine degli anni ottanta Un giustiziere a New York , il cui titolo originale era The Equalizer  e il protagonista Edward Woodward, portava una spruzzata di realismo in un panorama televisivo dominato da agenti e investigatori glamour e irresistibili. Apparteneva al filone  televisionally incorrect, come Hunter, destinato a culminare nel decennio successivo nel telefilm-poema New York Police Department. Niente casi tra ville con piscina e quartieri d’alto borgo: Mc Call e compagnia dovevano vedersela con stupri, uccisioni e rapine nei bassifondi metropolitani. Nel decennio che viviamo, dove di realismo poliziesco, anche “gotico”, ce n’è persino troppo, Antoine Fuqua col suo The Equalizer dà ad un collaudato Denzel Washington, che aveva già diretto più di vent’anni fa in Training Day,  la possibilità di cimentarsi ancora una volta nel ruolo dell’eroe solo, in fuga dal passato, troppo forte per deprimersi ma anche per essere veramente felice, feroce perché divorato da un insopprimibile senso di giustizia ma anche capace di sciogliersi in un sorriso sobrio, di fronte ad un gesto di vera simpatia umana: perché, in fondo, la simpatia sa ancora percepirla, e trasmetterla. Un Mc Call meno anglosassone ma più barbaramente votato al bene, per così dire. Bisogna aver avuto una vita precedente da duri per diventare dei coach motivazionali formidabili? Magari non è necessario ma aiuta, come sa il giovane Ralphie (Johnny Skourtis), collega di Mc Call nel  lavoro della sua seconda vita ma anche aspirante guardia di vigilanza. E quale mentore migliore di un ex agente segreto? Ah, se soltanto lo avesse saputo, Ralphie, che Mc Call  era molto più di quello che poteva immaginare! Ma i risultati arriveranno comunque, perché, come recita il principio-guida di Mc Call, nella vita, con sacrificio e dedizione, si può diventare tutto quello che si vuole. Vale anche per Alina (Chloe Grace Moretz; nelle schede online, però, il personaggio è chiamato Teri), la triste e dolce prostituta che vorrebbe fare la cantante, e che Mc Call conosce, per una fatale combinazione, nella trattoria delle sue refezioni serali: sarà proprio la ragazza, con la sua storia di vittima entrata nel giro della mafia russa, a far rientrare in gioco l’implacabile giustiziere. Uno che va in fondo, inutile dirlo; un Attila della vendetta, un talebano della resa dei conti. Uno che, scaricato e buttato via l’ultimo mitra e lasciatasi alle spalle l’ultima nave fatta saltare in aria, va a fare una capatina al negozietto di alimentari dove tutto costa meno, e se ne torna nel suo silenzioso appartamentino con la busta oleata della spesa.

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