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Renato Raimo fra cinema e teatro

Momento magico per l’attore toscano in sala con ‘L’amore rubato’ e sul palcoscenico con ‘Silenzi di Guerra’

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Nel film il suo personaggio è Giulio, un professore di liceo amico di Angela interpretata da Elena Sofia Ricci. Un uomo buono, quello che sta vicino alle donne e di cui si possono fidare. Angela subisce una violenza e lui prova a starle accanto. È un momento magico questo per Renato Raimo, bravo attore pisano e volto noto di numerose fiction televisive.
Ieri a Roma è stato presentato in anteprima ‘L'amore rubato’, liberamente ispirato al romanzo di Dacia Maraini, che sarà nelle sale il 29 e 30 novembre proprio in concomitanza con la Giornata internazionale contro la violenza di genere. La pellicola, per la regia di Irish Braschi, racconta la storia di cinque donne vittime di un amore violento.
Cinque episodi con un cast d’eccezione: da Elena Sofia Ricci a Chiara Mastalli, da Gabriella Pession a Stefania Rocca e Elisabetta Mirra passando per Francesco Montanari, Alessandro Preziosi, Massimo Poggio, Emilio Solfrizzi, Antonio Catania e Emanuel Caseriosono e appunto Renato Raimo nei ruoli maschili.
“Il film – racconta l’attore toscano - se da una parta condanna gli uomini violenti, dall’altra mostra anche la loro figura positiva. La stessa Dacia Maraini lo ha detto e questa pellicola lo conferma. Ḕ giusto condannare la violenza, ma non bisogna fermarsi qui. Bisogna educare affinché questi atti non avvengano più. Ḕ necessario creare dei modelli sociali positivi di riferimento perché questa terribile situazione cambi. L’amore rubato è sia una condanna ma anche un messaggio di speranza per il futuro”.
Il film dura circa un’ora. Come mai? “La durata è breve, ma non ci sono cali di tensione. La brevità è una scelta per portare poi la pellicola nelle scuole. Queste cinque sono storie che devono aiutare a riflettere su un aspetto terribile della società di oggi che non ha età né estrazione sociale. Ḕ un vero pugno nello stomaco, ve lo garantisco io che l’ho già visto due volte e non mi sono ancora abituato”.
Raimo è da sempre concentrato a mostrare il lato più impegnato e solidale del suo lavoro. A Firenze il 30 novembre sarà al Teatro Puccini con ‘Silenzi di Guerra’, un’altra storia divenuta anche libro grazie alla casa editrice romana Argo che ne ha raccolto e riproposto l’adattamento teatrale nato da un’idea dello stesso Raimo arricchendolo con curiosità e backstage, che propone una riflessionesu una delle pagine più tragiche, sanguinose e dolorose della storia del nostro Paese: la Prima Guerra Mondiale.
“In questo lavoro ci ho messo l’anima. L’ho ideato, adattato per il teatro, interpretato e prodotto. Sono solo in scena per più di un’ora ad eccezione della presenza di Marco Lo Russo, che mi accompagna con la fisarmonica, e della ‘ragazza di bianco vestita’ che appare all’inizio e rappresenta l’amore adolescenziale che non cresce perché interrotto dalla guerra: una storia tra l'altro realmente avvenuta".
La storia i sentimenti e i pensieri di un padre che va cercare il figlio nei campi di battaglia.”L’idea parte da una domanda: in guerra si fa attenzione a ciò che provano le madri, le mogli, le figlie ma non si pone l’attenzione sui padri. E attraverso le sue emozioni ho voluto anche evidenziare il ruolo tra padre e figlio, spesso difficile. Perché se ci sono tanti padri che fanno bene questo ‘lavoro’, altri invece hanno grandi difficoltà ad interagire con i propri figli”. 
Che padre è il protagonista? “E’ un professore universitario che solo quando il figlio parte per la guerra di rende conto di aver commesso degli errori nel rapporto con lui. Non accetta che gli venga portato via e va a riprenderselo. Ḕ un viaggio introspettivo nel quale il protagonista mostra le sue debolezze ma grazie al quale si riscatta come padre. Una dialettica tra due uomini e due generazioni in un momento cruciale dea Storia d’Italia”.
Sullo sfondo poi naturalmente c’è la Grande Guerra. “Durante la ricerca del figlio i soldati che incontra, le atrocità del conflitto vengono trasmesse al pubblico attraverso le parole, gli sguardi del personaggio. Pur solo in scena, è come se prendessero vita i soldati che alla fine diventano tutti suoi figli. Anche questo lavoro ha una funzione didattica. In teatro organizzo delle matinée a a cui partecipano gli studenti con cui mi intrattengo dopo aver recitato. E’ bello vedere quanto rimangano profondamente colpiti ed emozionati da questa storia. In quei momenti accade proprio uno scambio di emozioni fra me e loro”. 

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