The X-Files 2016: premiata ma non acclamata

La miniserie di Chris Carter finita tra perplessità e rilanci

pubblicato il 29/02/2016 in Musica e spettacolo da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

La prima grande attesa televisiva dell'anno si è appena conclusa con un arrivederci, di cui era supposta l'esistenza praticamente quasi da subito, lasciando naturalmente più domande che risposte, in puro stile sci-fi.

The X-Files 2016 è piaciuta? Stando agli ascolti sì, dove alla prima puntata si è visto un picco di oltre 650.000 spettatori solo in Italia, ma presto la curiosità ha lasciato non poco spazio alle critiche: molti gli spettatori – delle nuove generazioni – che hanno faticato a capire la serie e comprenderne i meccanismi, forse digiuni di una passata esperienza con i casi non classificabili di Mulder e Scully, mentre lo zoccolo duro dei primi aficionados ha apprezzato il ritorno sulla scena – dopo quattordici anni – della coppia più famosa di agenti FBI, anche se non sono mancate critiche pure da questo fronte, dove il pubblico ha lamentato forzature in molti momenti dello show.

In sei puntate era – quasi – inevitabile che le citazioni alle passate stagioni facessero capolino spesso, con tutte le conseguenze: da una parte si può sorridere e gioire, dall'altra storcere la bocca per l'espediente in sceneggiatura, senza contare quando si può arrivare ad una puntata incentrata sul nonsense e l'amplificazione della natura psicoanalitica umana (vedi episodio 3: La lucertola mannara) che ha particolarmente diviso il pubblico: un classico nella serie, dove almeno un episodio del genere era previsto per ogni stagione.

Lo scontro tra una narrazione/costruzione di serie nata agli inizi degli anni 90 e l'oggi era prevedibile e il creatore Chris Carter lo sapeva benissimo, tanto che probabilmente anche da questo ha avuto l'idea di far arrivare due nuovi agenti intorno ai due beniamini: gli agenti Einstein e Miller (Lauren Ambrose e Robbie Amell) negli ultimi due episodi, dove qualcuno ha anche subdorato l'idea di un passaggio di scettro tra protagonisti.

Lo scoglio maggiore sul gradimento di questa miniserie è incentrato proprio sul suo ultimo episodio, che si andava a ricollegare al primo, dove molte situazioni erano rimaste in attesa, tanto che nella versione originale mantiene lo stesso nome (My Struggle I - II ) e dove maggiormente era incentrato naturalmente l'interesse.

Troppo corto, troppo veloce, troppo legato ad una parossistica colonizzazione aliena: questi i principali difetti riscontrati, anche se il vero sgambetto, il piede in fallo Carter l'ha messo quando vengono messe al centro – o quasi – della pestilenza in atto tra la popolazione le scie chimiche e le microonde.

Quasi una caduta di stile per molti, che hanno visto due tra i principali argomenti per disinformazione, bufale e discussioni web accomunarsi alla trama degli X-Files: per molti un valido motivo per chiudere la porta e lasciare la coppia Mulder/Scully negli anni 90 e nei ricordi di gioventù.

La mini serie termina – per così dire – con un arrivederci quasi scontato, dove probabilmente vedremo davvero la presa che la stessa ha fatto sul pubblico in generale e in special modo sugli ultimi spettatori conquistati.

Per adesso il grande pubblico degli X-Files ha ricevuto un bel regalo che, come un pullover lavorato a mano che ci viene dato in dono, potrebbe non incontrare il nostro gusto estetico, per quanto possa essere pratico.

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