Rai, va in scena il "nuovo" palinsesto delle beffe che deride Commissione di Vigilanza, AgCom e gli italiani

Infornata di esterni, strapotere degli agenti televisivi, società di produzione esterne che fanno il bello e il cattivo tempo. La nuova offerta Rai non cambia niente, anzi è pure peggio

pubblicato il 17/07/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Fabrizio Salini e Marcello Foa

Il palinsesto delle beffe. Solo questo epiteto riusciamo a trovare per definire l'offerta radiotelevisiva presentata dalla Rai per la nuova stagione 2020-2021. L'offerta che - come votato all'unanimità in Commissione di Vigilanza per ben due legislature consecutive, e come più volte sbandierato dall'Ad Fabrizio Salini - avrebbe dovuto distinguersi per il taglio alle produzioni esterne e per la fine del conflitto d'interessi di agenti, conduttori autori Tv, si conferma praticamente identica alle precedenti, se non addirittura peggiore (come già preannunciavamo qui).

Gli agenti televisivi come Lucio Presta e Beppe Caschetto continueranno a spadroneggiare, le società di produzione esterne come la Banijay, la Endemol e la Stand by Me faranno sempre il bello e cattivo tempo e nello stesso programma avremo spesso più collaboratori (fra conduttori, co-conduttori, ospiti e inviati) appartenenti alla stessa scuderia. Restando in tema equestre, più che un cavallo morente, Viale Mazzini dovrebbe sostituire la propria statua simbolo con quella di un gattopardo rampante, insomma. 

Presta sarà presente en masse con, per nominarne solo alcuni, Eleonora Daniele, Marco Liorni (che, oltre ai numerosi programmi che già conduce su Rai1 potrebbe approdare alla guida del redivivo Affari Tuoi); Antonella Clerici (che torna con E' sempre mezzogiorno e, non contenta, anche con The Voice Over), Stefano De Martino, Paola Perego (moglie di Presta) che rientra in gioco il sabato pomeriggio su Rai2 con Ascoltami; Annalisa Bruchi (nominata anche responsabile del Prix Italia fra mille polemiche dei giornalisti interni alla Rai, e che torna accanto all'esterno Aldo Cazzullo con Re-Start, l'ennesimo "nuovo programma dall'altisonante titolo anglofono" su Rai2 che in realtà è sempre lo stesso ma con un nuovo altisonante titolo anglofono); Amadeus (che spopolerà con il Festival di Sanremo, con gli annessi epigoni Sanremo Giovani, Ama Sanremo, e tutte le sere con I Soliti Ignoti).

Caschetto con la sua ITC 2000 regnerà invece con Fabio Fazio che torna alle origini su Rai3 con il suo Che Tempo che fa; Andrea Delogu (che dopo la sua non vistissima Vita in Diretta Estate tornerà al timone di Stracult Live Show su Rai2); Geppi Cucciari con il nuovo Che Succ3de in access prime time su Rai3, Paolo Kessisoglu-Luca Bizzarri-Mia Ceran (un tris di suoi assistiti piazzati di nuovo nello stesso programma Quelli che il calcio); Massimo Gramellini; Lucia Annunziata; Enrico Brignano con le 5 prime serate di Un'ora sola vi vorrei e così via. 

Della scuderia di Beppe Caschetto, nella prossima stagione non rivedremo in Rai Salvo Sottile, che aveva portato Mi Manda Raitre a ottimi risultati e che sarà sostituito dall'interno Federico Ruffo. Durante la presentazione dei palinsesti, il direttore di Rai3 in quota grillina Franco Di Mare si è distinto per un aulico manifesto programmatico sull'importanza di valorizzare risorse interne, linea di condotta che gli avrebbe fatto quindi prediligere Ruffo a Sottile. Encomiabile iniziativa, se non fosse che, per un esterno che se ne va (Sottile), ne arrivino almeno altri quattro: Luisella Costamagna (conduttrice di Agorà e come Ruffo graditissima al M5s); Gianluca Semprini con Frontiere (che trasloca da Rai1 a Rai3); Benedetta Rinaldi (Elisir); e soprattutto la non notissima attrice Noemi Gherriero (al secolo Noemi Maria Corgnini, alla guida de Le Parole per dirlo). Permane in tutto questo il mistero Andrea Vianello, parcheggiato da tempo senza incarichi né conduzioni. Se Di Mare voleva valorizzare gli interni, perché affidare Agorà alla Costamagna e non a Vianello? O in alternativa perché non far tornare quest'ultimo alla guida di Mi Manda Raitre spostando Ruffo ad Agorà? Domande che dubitiamo avranno mai risposte.

E che dire della concorrenza interna fra le reti Rai? Nello stesso slot pomeridiano, vedremo infatti su Rai1 Serena Bortone (promossa sull'Ammiraglia) con Oggi è un altro giorno e su Rai2 Milo Infante, di ritorno alla conduzione di un programma (dal titolo Ore 14). Dal prospetto informativo sui due programmi leggiamo che quello della Bortone partirà "dalle notizie e dall'attualità" e che quello di Infante partirà dal "fatto del giorno" seppur declinando il tutto sulle nuove generazioni. Praticamente un fagocitarsi a vicenda, che finirà per danneggiare l'azienda stessa. In un articolo avevamo ipotizzato che il ritorno di Infante - in quota Carroccio - alla conduzione potesse aver irritato le eminenze grigie pentastellate, e che queste ultime avessero imposto un contraltare su Rai1 per mettergli i bastoni fra le ruote. Meno dietrologicamente, immaginavamo che l'idea dissennata di far scontrare due programmi di approfondimento nello stesso slot orario venisse poi, a una seconda e più attenta riflessione, accantonata. Invano. Evidentemente la seconda più attenta riflessione non v'è stata, o in alternativa ai vertici Rai va benissimo così.

Sulle "amene" collocazioni orarie, ci sarebbe poi da evidenziare come programmi gioiello del Servizio Pubblico apprezzati da pubblico e critica come Che ci faccio qui di Domenico Iannacone vengano sballottati da uno slot orario all'altro e da un giorno di messa in onda all'altro a seconda dell'umore del momento del direttore di rete del momento. Ma ci torneremo sopra.

Ricapitolando, dunque: solita infornata di "risorse esterne", per giunta aumentate con l'arrivo di Maria De Filippi simbolo Mediaset alla guida di una prima serata su Rai1, di Nunzia De Girolamo al timone di un salottino del sabato sera stile Harem dal titolo Ciao Maschio (che avevamo annunciato noi per primi), e di Gigi Marzullo che, invece di godersi la pensione maturata quest'anno (diventando di fatto anche lui un "esterno"), torna con ben tre programmi; strapotere degli agenti televisivi immutato se non accresciuto; società di produzione esterne egemoni (specie Banijay-Endemol); scelte inspiegabili di collocazione dei palinsesti a svantaggio del telespettatore e dell'azienda; spartizioni politiche. Cos'è cambiato rispetto al passato? Nulla, nada, nothing, rien de rien. Zero zero carbonella

In tutto questo, il Segretario della Vigilanza Michele Anzaldi, che tanto si è battuto affinché la situazione nel Servizio Pubblico Radiotelevisivo mutasse, ha commentato amaramente su Facebook: "Ignorata e totalmente disattesa la Risoluzione contro i conflitti di interessi di agenti e conduttori, approvata dalla commissione di Vigilanza ben 3 anni fa e la cui applicazione è stata sollecitata anche da una Delibera Agcom. Smentiti gli annunci di Salini, il regolamento portato in Cda si conferma una presa in giro, con la grave deroga a discrezione dell’azienda che può decidere addirittura se applicare o meno un’indicazione del Parlamento. A 3 settimane da quel grave affronto, la commissione di Vigilanza non è neanche riuscita a riunirsi: a che serve allora? Meglio chiuderla e risparmiare i soldi dei cittadini".

Già perché in fin dei conti, come l'On. Anzaldi conclude la sua analisi: sono gli italiani a pagare.

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