Rai: caro Ad Salini, non è questo il momento di prendere in giro gli italiani

Convocazione in Vigilanza, indebitamento cresciuto, riduzione introiti pubblicitari, sciatteria nell'informazione, conflitti d'interessi degli agenti... Un disastro che l'Ad sembra ignorare

pubblicato il 12/06/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
L'Ad Rai Fabrizio Salini

Fa sorridere - amaramente - il più recente comunicato stampa dell'Ad Rai Fabrizio Salini, con il quale si prospetta un grande futuro per la Rai annunciando una "accelerata" che, a suo dire, egli "sta imprimendo per definire una nuova strategia del servizio pubblico attraverso interventi speciali e urgenti da mettere in campo tra riduzione dei costi e nuove strategie". Parole che non stonerebbero se pronunciate da un plenipotenziario al momento dell'insediamento o qualche mese dopo; peccato però che si sia arrivati a giugno 2020 e che Salini - in quota M5s e precisamente Di Maio-Spadafora - sia in carica già da due anni, con il mandato in scadenza nel luglio 2021.

Cos'ha fatto in questi due anni? Che fine ha fatto, per esempio, il tanto annunciato canale digital di news ancora nel cassetto di qualcuno? E per quanto riguarda la "riduzione dei compensi", come mai nessun vip durante il lockdown ha pensato a ridurseli, visto che peraltro andavano (e vanno perlopiù) in onda soltanto repliche, o repliche delle repliche, con scarsissimi ascolti aggiungiamo? Che fine ha fatto l'autoregolamentazione che sarebbe dovuta partire dal 1 gennaio 2020 per ridurre strapotere e conflitti d'interessi di agenti, conduttori e autori Tv? Che fine ha fatto la "politica fuori dalla Rai" popugnata dai suoi danti causa grillini, quando tutto continua a passare, anche peggio di prima, dalle forche caudine della politica? 

La mancata partenza dell'autoregolamentazione di cui sopra, vieppiù, è finita nel mirino della Commissione di Vigilanza Rai, denunciata in primis dal Segretario Michele Anzaldi per poi portare a una convocazione di Salini da parte del Presidente Alberto Barachini al fine di dare spiegazioni anche sui prossimi palinsesti autunnali, che sembrano - per dirla come Anzaldi nella nostra intervista di ieri (clicca qui per leggere) - figurine "con cui i dirigenti giochino dando soddisfazione di volta in volta a questo o quel politico, a questo o quell’agente, tanto pagano gli italiani". 

Non parliamo poi del fallimento della task force anti Fake News, tanto strombazzata e dal nome tanto altisonante, che non è riuscita neanche a evitare un putiferio con le associazioni ambientaliste a causa del servizio del Tg1 secondo il quale piantare alberi è dannoso al pianeta; da affiancare a quello del Tg2 che vedeva orsi abruzzesi spacciati per orsi delle Dolomiti, e per giunta già mandato in onda un anno prima. E che dire di personaggi come Enzo Biagi o Nilde Iotti sbeffeggiati o ridicolizzati per sciatteria? 

I termini "accelerata" o "pressing" com'è stato riportato da alcuni organi di stampa sono tanto più fuori posto quando si pensa soltanto alla questione nomine, trascinatasi per mesi e mesi, con annunci e poi relativi rinvii di CdA in CdA, mentre l'Ad dai "pieni poteri" veniva reso di fatto impotente da veti incrociati poi sfociati infine in soluzioni peggiori delle precedenti e totalmente asservite alla politica.

Nella sua Rai non v'è nulla di celere, né di pressante, ma è tutto inesorabilmente tentennante, titubante, incerto, lento. Per questo, il comunicato trionfale di ieri risulta essere una presa in giro del Parlamento - con la perpetua irrisione della Commissione di Vigilanza - e delle maestranze, ma anche degli stessi utenti che pagano il canone, non decisamente uno dei più bassi d'Europa come sostiene l'Ad di Rai Pubblicità Tagliavia, visto il poco che offre e soprattutto ha offerto durante il lockdown. 

Le parole dell'Ad Salini, insomma, con il loro finto (o se ingenuo, peggio ancora) ottimismo, lo dipingono come una sorta di Amleto che attende smanioso l'alba senza rendersi conto che è già il tramonto. Non soltanto il suo, ma anche quello - ahinoi - della Rai. 

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