Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Quando anche la migliore informazione vacilla: Report scambia "cristiano" con "cattolico" nella puntata su Papa Bergoglio

Confusione di termini nella puntata del 20 aprile della trasmissione informativa di Rai3 dedicata alla crociata contro Papa Francesco

Condividi su:

Nella puntata di lunedì 20 aprile, Report ha affrontato in prima serata su Rai3, come di consueto, un argomento spinoso: la crociata contro Papa Bergoglio, la migliore incarnazione dei princìpi cristiani ai nostri giorni. E, nel corso della trasmissione - peraltro di indubbio valore giornalistico - l’eccellente Sigfrido Ranucci è più di una volta caduto nel tranello di confondere “cristiano” con “cattolico”. Come Tullio de Mauro insegna, i due termini non sono sinonimi. “Cristiano” è chi (e ciò) che si ispira all’insegnamento di Cristo, sulla cui figura modella la sua espressione. “Cattolico” significa originariamente “universale”, carattere che la Chiesa cristiana di Roma ha assunto nel corso dei secoli, a partire dalla sua origine. Le due parole hanno quindi in comune solo l’origine, che è greco-latina, comunque anteriore alla fondazione della Chiesa cristiana prima, cattolica poi

Della peculiare crociata, condotta prevalentemente sui social network - ma con inquietanti propaggini in Vaticano - Report ha ben evidenziato origine, scopo, modalità espressive, finanziamenti (e loro defiscalizzazione) e la sottesa rete di interessi privati, palesandone infine i paladini italiani più in vista. Tutto ciò con un metodo “evidence based”, cioè su prove, o quantomeno sulla base dell’evidenza dei fatti.

Nulla da eccepire, anzi. Tuttavia neanche il metodo scientifico ha preservato Ranucci dal confondere, più di una volta, quei due termini. Che la confusione sia nata per effetto dell’informazione da social (di cui Ranucci stava trattando)? Probabile: che quella confusione pur minima nella forma sia stata l’espressione “crociana” della confusione (e sovente scarsa attendibilità) dei contenuti da cui certa informazione veicolata dai social network trae purtroppo dell’immeritato vantaggio.

Condividi su:

Seguici su Facebook