“Sogni e naufragi, tra poesie e orizzonti” è un viaggio poetico tra le macerie dell’anima e la luce della verità, nato nel silenzio di una clinica psichiatrica e trasformatosi in un manifesto di resistenza emotiva. L’opera di Davide Merlo, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore, è una vera e propria confessione a cuore aperto, dove la parola diventa necessità. «I sogni - rivela il giovane scrittore e musicista di Alba (Cuneo) - rappresentano ciò che ci muove, anche quando tutto sembra fermo. I naufragi sono le cadute, i momenti in cui si perde l’equilibrio. Gli orizzonti sono ciò che resta: qualcosa che continua a esistere anche quando non si riesce ancora a raggiungere». I versi sono come visioni allo specchio, in cui il lettore è invitato a smarrirsi per poi ritrovarsi. Non c’è filtro, non c’è scudo: la poesia diventa una “ferita aperta”, uno spazio di vulnerabilità che rifiuta il silenzio e sceglie la verità. «Ma è anche ciò che permette a quella ferita di non chiudersi nel silenzio».
La poesia di Merlo non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta, ma è un luogo aperto dove il dolore e l’amore si trasformano in emozioni collettive, modificando elementi troppo diretti. «E’ una raccolta di poesie che attraversa il dolore - afferma l’autore - l’amore, la perdita e la ricerca di senso». La sua ispirazione attinge esclusivamente dall’autenticità, trovando materia poetica tanto nell’oscurità dello smarrimento quanto nei frammenti improvvisi di luce. «Non cerco di abbellire ciò che scrivo, ma di restituirlo per quello che è». Un atto di resistenza contro la frenesia moderna, che sceglie la poesia per rallentare il tempo e restituire dignità a sentimenti spesso rimossi. Attraverso un linguaggio diretto e l’uso creativo della grafica, l’autore trasforma il dolore da abisso solitario in uno spazio di condivisione. In questo viaggio, la propria “stella” non è un approdo sicuro, ma la forza stessa dello sguardo, «qualcosa che si continua a cercare, anche quando sembra lontana, anche quando si ha la sensazione di non appartenere più al cielo da cui la si guarda».
«Nel complesso, è un libro che si sporge sulla vulnerabilità dell’essere umano - scrive, nella Prefazione, il poeta, editore e formatore Giuseppe Aletti - con l’autore più interessato a testimoniare un’urgenza che a rifinirla». L’opera si configura come un’eco della fragilità umana, che non ha la pretesa di curare o spiegare il dolore, ma che sceglie di abitarlo insieme al lettore, per farlo sentire meno solo. «Se anche una sola persona, leggendo, si riconosce e sente di essere stata capita, allora il libro ha trovato il suo senso. Non voglio insegnare nulla - confessa l’autore - ma condividere qualcosa di umano e reale».
“Sogni e naufragi, tra poesie e orizzonti”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Significa portare una parte molto intima di me in uno spazio pubblico e condiviso - commenta Merlo -. Da una parte c’è la consapevolezza di esporsi, dall’altra la possibilità di dare voce a ciò che spesso resta silenzioso. È anche un passaggio importante: vedere qualcosa nato in un tempo fragile entrare in un luogo così grande e riconosciuto».

