Il giornalismo imprenditoriale nuova strada per la professione?

Il giornalismo tradizionale sempre più in sofferenza nei confronti dei 'nuovi media'

pubblicato il 17/03/2013 in Interviste da Antonio Cilli
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Antonio Cilli

Il giornalismo sta invecchiando male. Prendete un qualsiasi giornale quotidiano... è ancora impaginato come negli anni Cinquanta e segue logiche ormai decotte e spesso le trasmette o le impone ai poveri giornalisti dipendenti.

Diversi fattori impongono una urgente modifica del modo con cui i giornali vengono scritti.

1 / Il tempo. Le persone sono inondate di cose da leggere. E spesso leggono con dispositivi mobili  ( l'Italia è peraltro uno dei Paesi con il maggior numero di cellulari in rapporto agli abitanti ): una casa editrice non può fornire lo stesso contenuto per lo schermo di uno smartphone che si legge stipati in metropolitana e per il pc che si legge comodamente a casa. L’ editore deve quindi scegliere, decidere  e attrezzarsi per produrre sia contenuti in forma sintetica sia racconti più elaborati.... magari anche relativamente allo stesso fatto/notizia.

2 / Il fattore fiducia. Pensate al Corriere della Sera: è importante che la testata ispiri fiducia tuttavia oggi, ancor di più, è importante che anche il giornalista ( la sua firma ) si conquisti fiducia e fidelizzazione dei lettori. In rete circolano molte notizie, ma quali e quante sono vere e verificate ? La fiducia nella testata e nel giornalista può essere la vera garanzia degli utenti

3/ L' economia. Le notizie sono sempre di piu, scritte da tutti ( pensate a tutti i  siti User Generated Content e al fenomeno del citizen journalism ), in tempo reale e disponibili gratuitamente.  Che valore può avere una notizia con queste caratteristiche ? Chi dovrebbe pagarla ? La sfida è valorizzare la qualità giornalistica, l'inchiesta, l'approfondimento... in una parola la professionalità.

Se questi fattori sono ormai conclamati allora i media ( soprattutto quelli digitali) hanno bisogno di "inventare" e reinventare il giornalismo.

Il web chiede a gran voce un New Journalism e l’ industria dei quotidiani ha ancora un ruolo fondamentale da svolgere: potrebbe essere in prima linea in questa evoluzione fondamentale del giornalismo. In caso contrario, non farebbe altro che accelerare il suo declino.

All'inizio del secolo scorso quando fu inventata l'automobile, i maniscalchi o trasformarono le loro botteghe in quelle di meccanici ovvero chiusero ( bottega ) !

La risposta potrebbe essere una sorta di giornalismo imprenditoriale ?

Tradizionalmente occuparsi di attività imprenditoriali o commerciali non è compito del giornalista, ecco perché oggi ad alcuni la definizione di “giornalismo imprenditoriale” suona strana. Per anni i professionisti dei media si sono impegnati a rinforzare la netta separazione fra la parte redazionale da quella imprenditoriale e commerciale dell’azienda. Ma i tempi cambiano e, ora che i contratti di lavoro a lungo termine e le certezze diminuiscono, anche nel giornalismo, i professionisti dei media avvertono la necessità di reinventare alcuni aspetti del giornalismo puntando ad esempio maggiormente sull’autopromozione.

I tempi sono cambiati, probabilmente, quando chiunque ha potuto aprire il proprio blog e fornire la sua comunicazione e informazione avendo come spettatore potenziale l'intera popolazione mondiale. Ma chi è questo soggetto ? E' un giornalista ? No, non è iscritto all'albo... Tuttavia fa informazione e magari fa dei numeri superiori a quelli di importanti quotidiani. E poi c'è di più: costui è anche proprietario del mezzo su cui scrive, perciò tecnicamente egli è anche un editore... O no ? E l'Ordine dei Giornalisti cosa dice ? Bho tutto tace... l'importante è che i ragazzi continuino a frequentare costose scuole e università di giornalismo e poi a pagare l'iscrizione annuale all'albo alimentando un sistema autoreferenziale di formazione che produce più disoccupati delle stesse facoltà di farmacia.

Dove invece la combinazione tra giornalismo e imprenditoria sembra riscuotere un ottimo successo è nel Nord Europa. I giornalisti della Lettonia ad es. usufruiscono di borse di studio e di altri tipi di sponsorizzazioni per creare i loro blog e le loro pagine web personali. Questo certamente permette a chi lo volesse di operare un giornalismo investigativo e spesso gli articoli vengono poi raccolti in libri inerenti al tema. Fra di loro c'è per esempio Agnese Kleina, editrice della rivista di design e di interni Deko, ha iniziato con un blog di moda seguito da diverse migliaia divisitatori. Ora ha fondato una marca di moda con una collezione personale.In Francia La School of Journalism al SciencesPo (Institut d’études politiques, IEP) di Parigi offre un corso di Giornalismo imprenditoriale nell’ambito del programma di Master. Negli Stati Uniti queste tematiche sono oggetto del corso Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism fondato dalla Graduate School of Journalism alla City University di New York.

In Italia nel 2009 il quotidiano La Stampa di Torino si è occupato del giornalismo imprenditoriale con una serie di articoli e nel 2012 al Festival del Giornalismo di Perugia si è tenuto un panel a cura di Adam Westbrook e da ultimo, nell'anno accademico 2013/2014, è partito il Master Sissa ( Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste ) con un corso dal titolo Giornalismo imprenditoriale tenuto da  Dario Banfi. Tuttavia è impossibile sottacere l'avversione con cui parte del mondo giornalistico e dei media itailani si accosta a questa tematica temendo una commistione di ruoli che snaturerebbe la professione giornalistica... Una reazione che, ai miei occhi, appare goffa come quella di chi vorrebbe arginare il mare con 4 scogli e pur ponendo un problema serio non offre soluzioni ed anzi si rifugia nella conservazione di schemi ( editore/giornalista ) di fatto superati dal tempo, schemi che peraltro spesso sono stati tenuti in vita artificialmente dalla peggiore politica di questo  Paese, una politica che evidentemente può solo avere benefici dal controllo sull'editoria e dal controllo su giornalisti "bisognosi"... ( essere a libro paga di un politico non è un problema per l'ordine dei giornalisti e non rappresenta commistione di ruoli, il problema c'è se un giornalista vende della pubblictà... quello si, è un gravissimo problema ! )

 

In Italia, nell'ultimo anno, si è anche fatta stada l'esperienza di cittanet http://www.cittanet.it  , si tratta del primo network dell'informazione che recluta giornalisti, freelance, comunicatori invitandoli ad aprire piattaforme di informazione dedicate alla loro città e a svolgere questa attività in maniera imprenditoriale fornendo loro un pacchetto chiavi in mano. Che sia questa una nuova possibilità per il giornalismo ?

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