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JP Morgan, indagine su manipolazione cambi

Coinvolte nello scandalo anche alcune delle principali banche europee

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Aggiotaggio. L’equivalente del golpe nel mondo finanziario. Con questo termine si indica una manovra fraudolenta con cui i “Pinochet” delle Borse abbassano o rialzano a piacimento i prezzi, al fine di sovvertire un assetto del mercato. Immancabilmente, a vantaggio di una parte e a danno di un’altra. Esiste anche un aggiotaggio del mercato dei cambi. In questo caso, a “salire sul carro armato” sono le banche stesse. La domanda è: c’è chi specula sulle crisi economiche o le crisi economiche possono essere addirittura pilotate dai grandi padroni del vapore?
A pochi anni di distanza dagli scandali scandali Libor ed Euribor (era l’estate del 2012 quando si scoprì che alcune banche del Vecchio Continente avevano approfittato alla grande del meccanismo per cui è loro consentito di prestarsi vicendevolmente denaro a tassi puramente nominali), il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, in collaborazione  con alcuni omologhi dicasteri europei (in primis quello britannico), sembra aver aperto un secondo capitolo, più allargato,  di quella vicenda, avviando un’indagine su una vera e propria congiura bancaria internazionale, tesa ad “aggiustare” i prezzi delle valute estere e il livello dei tassi di interesse interbancari. Il 4 novembre viene ufficializzato che nell’inchiesta risulta coinvolta a tutti gli effetti anche JP Morgan Chase, dal 1799 la banca degli americani. Fino a quella data sul conto di JP Morgan gli inquirenti avevano collezionato una serie di sospetti (non bisogna dimenticare che l’istituto è reduce da altri scandali finanziari, che negli ultimi anni ne hanno notevolmente incrinato il blasone), sospetti intensificatisi nelle settimane immediatamente precedenti dopo che erano venute alla luce alcune misure urgenti di prevenzione finanziaria, come l’aumento da 4,6 a 5,9 miliardi di dollari della somma prevista per andare incontro ad eventuali multe. Già un’altra compagnia americana figurava implicata in essa, Citigroup (anno di fondazione 1812). Gli altri istituti “golpisti” sarebbero la tedesca Deutsche Bank, che, nata in età bismarkiana, è considerata la banca vice-ammiraglia dell’Ue, l’inglese Barclays (1690) e la svizzera Ubs (Unione delle banche svizzere), sorta nel 1998 da una fusione tra due preesistenti istituti. Barclays aveva avuto guai già in epoca Libor.
Quello dei cambi è da sempre un mercato da Far West: proprio per provare ad attuarne una regolamentazione nelle ultime settimane il presidente Obama ha incontrato più volte il presidente della Fed, Janet Yellen. Dopo lo sceriffo contro l’ebola, forse si pensa anche ad uno sceriffo contro i pescecani di Wall Street.   

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