La ricchezza parte da una mentalità propositiva

La maggior parte delle persone fa fatica con il denaro perché a scuola impara solo a lavorare per il denaro. Di rado impara a far lavorare il denaro per sé

pubblicato il 18/08/2020 in Economia da Giorgio Nadali
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Giorgio Nadali

di Giorgio Nadali

"La maggior parte delle persone fa fatica con il denaro perché a scuola impara solo a lavorare per il denaro. Di rado impara a far lavorare il denaro per sé" (Robert Kiyosaky)... e poi dice di non averne bisogno.

"Il segno distintivo della vera ricchezza è determinato dalla misura in cui sappiamo donare" (T. Harv Eker)... E per donare occorre... avere! 

Molte persone meriterebbero di essere ricche, se solo ne avessero il coraggio! Il denaro, insieme al sesso fa girare il mondo. L’economia è il motore del progresso e del benessere e se si può fare a meno del sesso – seppur soffrendone in quanto esigenza naturale – è impossibile fare a meno del denaro. Alla base di questa esigenza vi è un valore importante: la libertà. Sì, il denaro dà libertà. Certo, non tutti sono d’accordo. Secondo alcuni i soldi costituiscono una schiavitù. Ma a ben vedere chi sono costoro? Sono i “poveri”. Intendiamoci bene, non i poveri in senso stretto. “Poveri” sono tutti coloro che non hanno una “libertà finanziaria”. Un fatto di mentalità, più che di disponibilità economica. Secondo lo scrittore francese premio Nobel, Albert Camus “è una sorta di snobismo spirituale quello delle persone che pensano di poter essere felici senza denaro”.

     Il denaro ha in realtà molti valori spirituali. Primo fra tutti è la libertà. Libertà di azione. Col denaro posso fare molte cose, aiutare molte persone, dare lavoro a chi non l’ha, frequentare corsi costosi, aprire una fondazione filantropica, viaggiare e conoscere popoli, proporre e fare conoscere su vasta scala le mie brillanti idee, fare beneficienza, lavorare per passione e non per bisogno. Infatti tutti i ricchi lavorano molto per il mantenere il loro business e per la responsabilità del lavoro di chi dipende da loro. La frase “se vinco alla lotteria mollo tutto e non lavoro più” è tipicamente da povero. E anche stupido. C’è poi qualcosa che non ha a che fare con la scaramanzia, ma con l’atteggiamento mentale. Chi disprezza il denaro e i ricchi è destinato a non averne mai in abbondanza. Non si può avere ciò che non si ama. Amare il denaro non vuol dire farne un idolo. Giustamente Gesù Cristo ammonisce: “non potete servire a Dio e a mammona” (Matteo 6,24). vangelo era nell’antichità il demone dell’avarizia. In aramaico “mamon” significa “tesoro sotterrato”. Il versetto si può quindi interpretare “non potete essere avari e amare Dio allo stesso tempo”. Da qui a pensare che i ricchi siano tutti avari e che Dio non voglia il benessere economico per i suoi figli il passo è davvero lungo, contorto e inquinato da diverse visioni ideologiche e filosofiche che poco hanno a che fare col Vangelo. Il denaro è il segno del duro lavoro, sacrifici che hanno creato successo per sé e per gli altri. Molti oggi sarebbero disoccupati se un imprenditore non avesse creduto e rischiato in un business e ci avesse dedicato l’anima, creando tanto lavoro per gli altri.

     “I soldi non crescono sugli alberi!”, “I ricchi sono disonesti!” , “Il denaro è lo sterco del diavolo!” rimbombano nella nostra testa ogni volta che pensiamo alla ricchezza. Questo genera invidia e senso di impotenza. Sentimenti inutili per cambiare la propria situazione. Il peggiore pregiudizio rimane comunque “I ricchi sono fortunati”. Questo significa credere che non esiste un impegno per raggiungere la ricchezza, non esistono qualità personali, intelligenza e duro lavoro (qualità essenziali per essere ricchi).

Esiste solo il caso. Date a un “povero” un milione di euro. Scommettiamo? Tra un anno sarà nuovamente povero. Non ha sviluppato la mentalità che fa crescere il denaro. Togliamo a un ricco la sua “fortuna”. Tra un anno sarà nuovamente ricco. È già successo.

Donald Trump ha perso decine di milioni di dollari rasentando la bancarotta e nel giro di due anni li ha recuperati. Ed ecco di nuovo la solita vocina interiore del “povero”: “Già, ma lui è Donald Trump! Chissà quali giri loschi e quali conoscenze ha utilizzato…” . Sembra proprio che questa mentalità sia per molti un muro insormontabile che li separa per sempre da ricchezza da mille e una notte. Tanti non lo vogliono neppure, altri non osano nemmeno sperarlo, tranne per quella cosa che non costa alcuna fatica ed è veramente legata al caso: la lotteria.

     Definiamo “ricco” (in Italia) quella persona che in banca ha almeno un milione di euro di liquidità, non investiti. Un milione e mezzo di italiani. Il 3% della popolazione. L’80% dei milionari è di prima generazione, cioè ha costruito da zero la propria ricchezza. Quindi un milione e duecentomila persone hanno lavorato onestamente partendo da zero e sono arrivate alla vetta del milione di euro. Eppure il 76% degli italiani pensa che le grandi fortune economiche siano frutto di disonestà, immoralità, evasione e privilegio senza alcun merito. Il 73% pensa che i ricchi hanno avuto solo “fortuna”. Ma c’è anche una buona notizia. L’86% pensa che se fosse ricco userebbe il denaro per fare del bene.

Non è il denaro che li ha resi ricchi, ma la loro mentalità. Capire questo e metterlo in pratica vuol dire mettere il turbo alle tue finanze. Ma questo costerà molto impegno e sacrificio. Prima di tutto quello di uscire dalla tua “zona di comfort”, dove ti accontenti di pochi soldi maledetti e subito, con un’entrata fissa mensile da dipendente. La vecchia mentalità era: studia, trova un posto fisso “sicuro” e arriva alla pensione. Non è più così da un pezzo…

Identikit del “Povero”(mentalità)

     Il povero pensa al denaro come un problema. Questo significa avere una sola fonte di reddito, dal proprio lavoro e accettare consigli finanziari da persone che sono nella propria stessa condizione (impiegati di banca compresi). Inoltre non pianificano come uscire dalla loro situazione e da un punto di vista economico non vedono più lontano di sessanta giorni. Il “povero” pensa: “se avessi i soldi farei questo”. Sicuro? Questo è un alibi per assumersi le proprie responsabilità per crescere finanziariamente.

Il “Povero” non sa gestire la ricchezza. Nessuno gliel’ha mai insegnato. Nel 2009 Business Pundit presentò le storie di dieci vincitori inglesi della lotteria. In Inghilterra non vi è l’anonimato. Callie Rogers vinse tre milioni di sterline all’età di sedici anni. Spese tutto. Sei anni dopo non aveva più nulla. Ora vive come cameriera e dice : “Ora posso trovare un po’ di felicità”. È più facile vincere alla lotteria che cambiare mentalità… Ken Proxmire vinse nel 1977 un milione di dollari alla Lotteria del Michigan. Aprì una catena di negozi sportivi, ma anni dopo finì in bancarotta. Jack Whittaker vinse 315 milioni di dollari al Power Ball. Fu arrestato due volte. La figlia morì di overdose e la moglie chiese il divorzio. Insomma, su dieci vincitori, sette hanno perso tutto, due si sono suicidati, uno solo ha migliorato la propria vita. Hanno perso tutto perché hanno continuato a fare col denaro ciò che hanno sempre fatto e questi li ha riportati alla situazione di partenza!

Altro enorme errore del “Povero”: Appena guadagna un po’ spende tutto (o molto). Risultato? Torna rapidamente ad essere dipendente dal denaro. In realtà il “Ricco” è molto più parsimonioso del “Povero” – non perché è avaro – ma perché sa controllarsi e gestire piccole e grandi entrate per farle crescere. Ti sembrerà strano, ma sono relativamente pochi i “Ricchi” spendaccioni.

La buona notizia è che puoi diventare ricco partendo da qualsiasi situazione economica in cui tu ti trovi in questo momento. Quella cattiva – forse – è che devi cambiare mentalità. Adesso. Sì, perché essere “ricco” o “povero” è un fatto di mentalità. Non è necessario essere geni della finanza. Occorre cambiare modo di pensare e attuare nuove strategie di vita. Questa è la cosa più difficile per la maggioranza delle persone, perché si scontra con un’educazione anti denaro, ricevuta sin da piccoli e con molti pregiudizi riguardo all’uso e al guadagno del denaro.

“I soldi non crescono sugli alberi!”, “I ricchi sono disonesti!” , “Il denaro è lo sterco del diavolo!” rimbombano nella nostra testa ogni volta che pensiamo alla ricchezza. Questo genera invidia e senso di impotenza. Sentimenti inutili per cambiare la propria situazione. Il peggiore pregiudizio rimane comunque “I ricchi sono fortunati”. Questo significa credere che non esiste un impegno per raggiungere la ricchezza, non esistono qualità personali, intelligenza e duro lavoro (qualità essenziali per essere ricchi).

I ricchi

     Definiamo “Ricco” (in Italia) quella persona che in banca ha almeno un milione di euro di liquidità, non investiti. Un milione e mezzo di italiani. Il 3% della popolazione. L’80% dei milionari è di prima generazione, cioè ha costruito da zero la propria ricchezza. Quindi un milione e duecentomila persone hanno lavorato onestamente partendo da zero e sono arrivate alla vetta del milione di euro. Eppure il 76% degli italiani pensa che le grandi fortune economiche siano frutto di disonestà, immoralità, evasione e privilegio senza alcun merito. Il 73% pensa che i ricchi hanno avuto solo “fortuna”. Ma c’è anche una buona notizia. L’86% pensa che se fosse ricco userebbe il denaro per fare del bene.

Non è il denaro che li ha resi ricchi, ma la loro mentalità. Capire questo e metterlo in pratica vuol dire mettere il turbo alle tue finanze. Ma questo costerà molto impegno e sacrificio. Prima di tutto quello di uscire dalla tua “zona di comfort”, dove ti accontenti di pochi soldi maledetti e subito, con un’entrata fissa mensile da dipendente. La vecchia mentalità era: studia, trova un posto fisso “sicuro” e arriva alla pensione. Non è più così da un pezzo…

In Italia il numero totale di milionari nel 2018 era di 418.090 (+6,2%), nelle cui mani si concentrava una ricchezza di 1.219 miliardi di dollari. È il numero degli HNWI italiani – le persone che dispongono di almeno un milione di euro di patrimonio globale netto personale, immobile di residenza escluso.

High Net Worth Individuals. Il mondo finanziario distingue in Sub-HNWI, con almeno 100.000 euro, una meta facile. Very-HNWI, con almeno 5 milioni di euro.  Ultra-HNWI, definisce i “veri” milionari con patrimonio superiore ai 30 milioni: l’1% di tutti i 12 milioni di HNWI del mondo, cioè 120.000. Tra loro c’è anche la punta dei 2.604 miliardari mondiali, (43 in Italia).  Dalla più giovane – Alexandra Andresen, (23 anni) al più anziano Chang Yun Chun (101 anni).

Ma tutto questo non basta. C’è un miliardario ogni 2.300.000 persone nel mondo. Una ogni 1.195.000 in Italia (0,00011%).

Diventare miliardario non è mai un obiettivo, ma la possibile conseguenza di un obiettivo commercialmente idoneo. Il 70% dei miliardari è partito da zero.  

Un miliardario indiano partito da zero dice: “Non iniziare un business per fare soldi come obiettivo. Il denaro è solo un risultato” (Dilip Shanghvi). Dilip (64 anni) iniziò aiutando il padre nella sua drogheria a Calucutta, una città indiana notoriamente molto povera. Poi a 28 anni nel 1983 fondò la Sun Pharmaceuticals. Oggi la prima azienda farmaceutica in India e la sesta nel mondo. Il suo patrimonio personale sfiora i sette miliardi di dollari. La domanda logica è: come ha fatto? Cosa c’è tra la drogheria e l’impero farmaceutico?     

Per raggiungere questa posizione occorrono caratteristiche particolari, alcune inaspettate, in base alle loro storie.

Ottimismo e visione positiva, disponibilità a emigrare, non avere come obiettivo la ricchezza, grande passione, grande resilienza, grande creatività, avere sempre nuovi obiettivi da raggiungere, iniziare la propria attività imprenditoriale il più presto possibile nella vita, volontà di riscattarsi da una vita difficile (molti erano poveri), competitività, capacità di risparmiare e investire più che di spendere, desiderio di creare qualcosa di nuovo, capacità di risolvere problemi complessi, tendenza a non scoraggiarsi, capacità di resistere ai detrattori e agli invidiosi.

Con patrimonio complessivo di almeno un miliardo di euro, escluso l’immobile di residenza ufficiale, compresi tutti gli asset, sono 2.604. In realtà sette miliardari su dieci nel mondo sono partiti da zero. Su mille sarebbero ben settecento, quindi non “uno su mille ce la fa” a partire da zero al miliardo.

In questo caso, rispetto alla popolazione mondiale di 7,7 miliardi di persone da 0 a 117 anni (persona più vecchia attualmente vivente), solo uno su 2.956.989 ce la fa. Quasi uno su tre milioni di persone nel mondo. Meglio, se escludiamo i neonati e gli ultracentenari.  Circa una persona su 2.300.000 nel mondo.

In Italia i miliardari sono 43, di cui una donna (Giuliana Benetton, partita da un maglione giallo che realizzò per suo fratello Luciano). Uno su 1.195.000 di adulti italiani. Un miliardario ogni 9.723 milionari italiani.

Di questi 2.604 miliardari mondiali, 55 sono donne (2,1%), per la maggioranza cinesi. Non stiamo parlando di nobildonne, di ricche ereditiere o di chi ha trovato l’amore (e la ricchezza) sposando un uomo facoltoso. 55 donne miliardarie ce l’hanno fatta da sole, unicamente con le loro forze, tra cui Zhou Qunfei. Il primato della donna più ricca miliardaria “self made” va a Zhou Qunfei (50 anni), che con i suoi 9,7 miliardi dollari ha decisamente migliorato il suo vecchio stipendio di operaia cinese, da quando ha deciso di passare dall’altra parte della barricata ed essere lei l’imprenditrice della sua azienda di schermi per smartphone. Detiene anche il record di miliardaria più giovane che ha creato la sua fortuna da zero. Zero significa senza neppure un centesimo, chiaro? Se hai qualche centesimo sei già avvantaggiata.

Adesso abbandonati alle mille scuse per cui sei convinta che non puoi esserci anche tu nel numero, oppure guarda in modo diverso ai maglioni gialli che sai fare. Non si sa mai. Guarda al tuo garage in modo creativo. Sai quanti business multimiliardari sono nati nel garage di casa? Amazon, Microsoft, HP, Google, Zara, Walt Disney e in Italia Technogym e Geox.  La “fortuna” non è piovuta a loro dal cielo.

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