Rinvio dell'obbligo di nomina dei revisori nelle società, no del Sindacato dei commercialisti

Secondo il SIC la norma, contenuta nel decreto Rilancio, mette in discussione la tenuta del sistema societario ed economico

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 10/07/2020 in Economia da Sindacato Italiano Commercialisti
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Sindacato Italiano Commercialisti
Stefano Sfrappa, presidente del SIC

Un emendamento al decreto Rilancio ha rinviato di due anni l’obbligo di nomina del revisore legale o dell’organo di controllo nelle società a responsabilità limitata, con riferimento agli esercizi 2020 e 2021 per la verifica dell’insorgenza dell’obbligo normativo. "Questo sta ingenerando una serie di effetti e considerazioni negative, se non addirittura deleterie - scrive in una nota il comitato direttivo del Sindacato italiano commercialisti (SIC) - E’ la seconda volta consecutiva che sulla stessa materia si introduce una proroga del termine successivamente allo spirare del termine stesso. Ciò creerà un problema di coordinamento con l’entrata in vigore degli strumenti di allerta di cui al D. Lgs. 14/2019 che saranno verosimilmente applicabili dal 1 settembre 2020, mettendo in imbarazzo professionisti e società che hanno già provveduto alla nomina (e che ora potrebbero valutare una risoluzione consensuale dell’incarico), eliminando un presidio di legalità e premiando invece chi non era stato così solerte nell’adeguarsi all’obbligo".

"Ci si domanda allora - prosegue il SIC - se ha ancora un senso tutto l’impianto del nuovo codice della crisi, orientato a prevenire sul nascere le situazioni patologiche quando, paradossalmente, proprio l’organo deputato a fare da sentinella viene ritenuto superfluo proprio in corrispondenza del manifestarsi degli effetti della pandemia Covid che certamente farà aumentare il numero delle imprese in crisi (e la cui funzione dell’organo di revisione o controllo sarebbe particolarmente importante per consentire l’attivazione tempestiva dell’allerta interna in presenza di segnali di rischi di continuità aziendale). Perché quindi il rinvio di due anni? Viene il sospetto che la pandemia sia soltanto il pretesto per spostare quanto più in avanti possibile un obbligo ritenuto erroneamente da parte del mondo economico e politico un inutile costo aziendale".

Infine una proposta: "Si abbia il coraggio -  sostiene il comitato direttivo del Sindacato italiano commercialisti - di rivedere una volta per tutte l’impianto complessivo del pre-early warning dei revisori legali, ad esempio riconducendo l’obbligo allo sforamento di due indicatori di cui all’articolo 2477 del CC, anziché di uno soltanto, rendendo più larghe le maglie dell’obbligo, ma senza ulteriori rinvii". 

Insomma, il Sindacato italiano Commercialisti, lungi dal voler difendere ad ogni costo il numero dei potenziali incarichi professionali derivanti dalla norma in questione, ritiene che le attuali modalità di proroga di un obbligo già da tempo definito sia "un sonoro schiaffo allo stato di diritto,  imbarazzi le imprese serie e metta in discussione la tenuta del sistema societario ed economico, tanto più provato in questo periodo di pandemia dagli effetti economici e sociali".

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