Nel cuore della Terza Intifada, lunedì 19 ottobre Hassan Yousef, uno dei massimi dirigenti di Hamas, oltre che uno dei suoi fondatori, è stato arrestato in un blitz delle Forze di difesa israeliane.
Secondo il quotidiano ebraico Jerousalem Post, l’arresto è una misura repressiva nei confronti delle nuove recenti dichiarazioni del leader palestinese, tese ancora una volta ad istigare il suo popolo a combattere l’esercito con la stella di David. Yousef, infatti, pur essendo noto come membro moderato di Hamas, non è propriamente quello che si può definire un paladino del riavvicinamento tra arabi di Palestina e Stato ebraico.
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha distrutto la casa di un palestinese di Hebron, già arrestato e messo in carcere per aver ucciso, nel 2014, una donna israeliana, oltreché per essere andato vicino ad eliminare un soldato ebreo in un assalto senza armi da fuoco. In questo scenario, intanto, ha messo piede in Medioriente il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
Yousef, nato a Ramallah nel 1955, padre di nove figli (uno dei quali si è convertito al cristianesimo ed ha anche collaborato con lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano), è stato protagonista della Seconda Intifada e deputato del Consiglio legislativo palestinese. E non è certo nuovo all’esperienza delle manette: le autorità israeliane lo hanno arrestato a più riprese a partire dal 1993. Stavolta gli agenti della sicurezza israeliana lo hanno stanato nella sua casa di Beitunia, villaggio cisgiordano posto 3 km a ovest della città natale dell’uomo.

