Libia, spiragli di dialogo

E intanto il governo di Tobruk resta senza premier?

pubblicato il 14/08/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Abdullah al-Thani

Si è conclusa mercoledì 12 agosto la due giorni ginevrina di “dialogo politico” tra le due parti in lotta in Libia, cioè a dire tra i due governi, quello di Tobruk e quello di Tripoli.

Il suolo Onu è da sempre lastricato di buone intenzioni e di virtuose promesse: quelle venute fuori dall’ultimo “tavolo di ricucitura” parlano di un impegno a raggiungere un accordo per l’inizio del prossimo mese.

Pacifico settembre: chi pensa d’istinto a qualcosa che abbia a che fare con un cantante italiano, evidentemente ignora quanto ha dichiarato trionfalmente l’Unsmil, la missione di supporto dell’Onu per la Libia, al termine del vertice speciale che ha visto la partecipazione di trenta delegati dei due governi: “Le parti hanno sottolineato la propria determinazione a concludere il processo di dialogo il prima possibile, con una data-obiettivo entro le prossime tre settimane”.

Intanto, però, mentre i colloqui erano in pieno svolgimento, con i rappresentanti delle due parti l’un di fronte all’altro schierati per provare a darsi le destre, dalla Libia arrivava la notizia dell’ennesima complicazione: le dimissioni, improvvise e frutto di un gesto del tutto umorale, di Abdullah Al Thani, il premier del governo di Tobruk, quello riconosciuto internazionalmente ma praticamente clandestino in Libia – al contrario di quello di Tripoli, riconosciuto in Libia dalle componenti estremistico-islamiste ma clandestino, anzi abusivo per il resto del mondo –.

Non certo un passo meditato, ma anzi, come si diceva, una mossa assolutamente impulsiva quella fatta da Al Thani nel corso di un’intervista al canale tv Lybi channel: raggiunto dalle criiche dei cittadini, che lamentavano l'inadeguatezza del governo a garantire i servizi essenziali, il premier, offeso, ha replicato dicendo di essere pronto a mettersi da parte, anche immediatamente. "Così il popolo avrà un capo del governo con poteri magici che potrà risolvere tutti i problemi.

Ma non basta, ha dato anche una scadenza tecnica precisa per mettere in atto un'intenzione subito tramutatasi in decisione: il Congresso di domenica prossima.  Qualche ora dopo l'uscita di Al-Thani dagli studi dell'emittente televisiva,  il portavoce del governo, Hatem al-Arabi, ha tentato di mettere acqua sul fuoco, negando che quegli abbia seriamente la volontà di gettare la spugna. E comunque, ha aggiunto, "presentare le dimissioni al Parlamento non le rende automaticamente valide; è il Parlamento che ha il potere di respingerle o accettarle". 

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