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Cile, se ne va un altro pezzo del regime di Pinochet

Morto il generale Contreras

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Sopravvissuto ad un’epoca ormai morta e sepolta, ma ancora viva nel risentimento e nell’angoscia più profondi di un popolo, quello cileno.

Ma il 7 agosto il sipario è calato anche per lui: a ottantasei anni se ne è andato Manuel Contreras, più semplicemente il generale Contreras, libero finalmente di ricongiungersi con Augusto Pinochet Duarte. All’Inferno, spererà qualcuno: quel che è sicuro è che molti non lo piangeranno.

Se c’era qualcosa di ancora più odioso dell’odioso regime di Pinochet nei suoi primi anni, questo qualcosa era la polizia segreta del regime, la Dina: dai suoi uffici passavano tutte le pratiche sulle voci del dissenso represse, castigate, addomesticate o semplicemente fatte evaporare (il fenomeno è storicamente noto con una sola parola, desaparecidos). Quell’organo degno di Torquemada o di Himmler era diretto appunto da Contreras, che tuttavia proprio per il troppo potere derivantegli dalla sua posizione si trovò presto ad essere in disaccordo col “generalissimo”: nel 1977, solo quattro anni dopo l’inizio dell’era di Pinochet, Contreras abbandonò la Dina, che non gli sopravvisse e fu rimpiazzata da un’altra polizia segreta. Due anni dopo Contreras era addirittura fuori dai quadri dell’esercito.

In soli quattro anni di servizio, però, la la sua polizia era riuscita a guadagnarsi un posto nella storia degli strumenti di repressione più famigerati: sotto l’egida della Cia fu attivissima, in stretta sinergia con i servizi segreti degli altri regimi militari latinoamericani,  nell’eliminazione degli avversari politici del regime, in quello spazio di manovra congiunto che è meglio noto come Operazione Condor (si sa che il regime di Pinochet e degli altri signori della guerra sudamericani godette sempre dell’appoggio occulto degli americani, preoccupati del fatto che in Cile, come nel resto dell’America Latina, potessero imporsi governi di sinistra filo-comunisti).

Dal leader socialista Olea Alegria al generale Prats all’attivista Orlando Leelier sono tantissime le vittime illustri (e accertate) dei metodi e delle strategie della Gestapo araucana; ma non sono che una goccia nell’oceano delle persone che, letteralmente, sono sparite nel nulla per sempre: cinquecentottanta. Una simile solerzia in nome della causa del regime avrebbe meritato maggior fortuna, ma si sa che Pinochet non gradiva chi potesse fargli ombra; ragion per cui il grande boia, caduto in disgrazia, fu abbandonato al suo sicuro destino di guai giudiziari.

Che iniziarono, effettivamente, nel 1993, e non ebbero più fine. Alla fine Contreras fu capace di accumulare oltre cinquecento anni di carcere: non gli sarebbero bastate trenta vite per scontarli tutti, e quando la morte lo ha colto nell’ospedale militare di Santiago, dove era stato urgentemente trasportato dal carcere di Punta Peuco (soffriva di un tumore al colon), ne aveva completati sì e no una ventina, e non tutti dietro le sbarre.

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