Giappone, ex dirigenti Fukushima a processo

L’accusa è di negligenza nella gestione dell’impianto

pubblicato il 04/08/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Tsunehisa Katsumata, ex presidente Tepco

Tsunehisa Katsumata. Sakae Muto. Ichiro Takekuro.

I primi tre imputati eccellenti per il disastro di Fukushima. Per non aver fatto, in tempo, tutto ciò che avevano il potere di fare. 11 marzo 2011: la storia non dimentica. E consegna la sua memoria alla giustizia. 31 luglio 2015: in un Paese, il Giappone, scosso dall’ultima soffiata di Wikileaks trentacinque personaggi di spicco del potere politico ed economico intercettati dagli Usa –, l’esecrabile triade andrà a processo.

Il suo primo componente, Katsumata, era il presidente della Tepco all’epoca della disastrosa esplosione. Gli altri, Muto e Takekuro, all’interno di quella società ricoprivano invece la carica di vicepresidenti.

La Tepco, dal 1951 il colosso dell’energia elettrica in Giappone. Fino a quel fatale 2011 essa gestiva ben tre stabilimenti nucleari in Sol Levante, più precisamente nell'isola di Honshū: uno nella prefettura di Niigata, la centrale Kashiwazaki Kariwa, e altri due in quella di Fukushima: gli impianti di Fukushima Dai-ichi e Dai-ni.

Poi a Fukushima Dai-ichi, la più antica delle tre strutture (era operativa dal 1971), avvenne il fattaccio e, dopo la fuga di radioattività dai suoi reattori,  che ne fece una vera e propria Chernobyl dell’Estremo Oriente, è iniziato inevitabilmente il suo processo di dismissione.

Miglior fortuna hanno avuto gli altri due stabilimenti, sfiorati anch’essi da scenari devastanti: non solo quello di Fukushima Dai-ni, coinvolto, anche per ragioni di vicinanza geografica, in quello stesso terremoto del Tohōku che  mise in ginocchio la centrale gemella, ma anche quello di Niigata che, nel 2007, danneggiato da un altro violento evento sismico, se la “cavò” con una perdita di acqua radioattiva dalle piscine del combustibile esausto, perdita che, però, per fortuna non fu rilevante. 

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