Turchia, morto ex presidente Demirel

Aveva 91 anni

pubblicato il 19/06/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Süleyman Demirel

Per la storia della Turchia, Süleyman Demirel, spentosi ultranovantenne il 17 giugno, è stato una specie di Andreotti più fortunato: dopo essere stato varie volte presidente  del Consiglio (comunque meno dello statista DC), alla fine riuscì a coronare il suo percorso in politica arrivando ad occupare la poltrona di capo dello Stato. Il Divo Giulio, invece, com’è noto, non ce la fece.  

Quando Demirel venne alla luce, il 1° novembre del 1924, il Pese della Mezzaluna bianca, da poco più di un anno, era diventato uno Stato repubblicano a tutti gli effetti. A guidarlo Mustafa Kemal Atatürk, il Simon Bolivar dell’Asia Minore, e, a giusto titolo, il padre della Turchia moderna. Era stato lui a firmare il trattato di Losanna che, il 24 luglio 1923, aveva sancito il passaggio dallo Stato ottomano al Post-Sultanato. Ed era sempre stato lui a celebrare, solennemente, quell’avvenuto passaggio, nella città che egli stesso aveva designato come capitale del nuovo Stato: Ankara, la città del testamento marmoreo di Augusto. Tanti saluti ad Istanbul, e al mondo connesso ad essa, ormai tramontato. Era il 29 ottobre del 1923.

Colui che sarebbe stato uno dei successori del Padre della patria, per la precisione l’ottavo, nacque dunque pochissimi giorni dopo il primo anniversario della proclamazione della Repubblica  di Turchia. Se la “città dei fiori” italiana, la celebre Sanremo, non può ancora vantarsi di aver dato i natali a nessun uomo politico passato alla storia, la “città dei fiori” turca, e cioè Isparta, al contrario ha il diritto di andare orgogliosa di essere stata la culla proprio di Demirel. A Isparta il futuro capo dello Stato fece anche i suoi primi studi; poi mosse verso Istanbul, dove si laureò in ingegneria.

Iniziò la sua carriera politica nel 1960, nelle file del Partito della Giustizia (centro-destra), dove militò fino al 1980. Cinque anni dopo era già premier per la prima volta: il primo gabinetto da lui presieduto fu anche quello di maggior durata, in quanto restò in carica dall’ottobre 1965 al  marzo 1971, quando fu fatto cadere dal golpe del generale Faruk Gürler e di altri. In realtà non si trattò di un vero e proprio golpe, ma più di una “sollevazione” di un gruppo di ufficiali che si ersero a protectores Rei Publicae: per alcuni anni, in sostanza, furono loro a fare e disfare i governi.

Nel 1975, però, dopo che la presidenza della Repubblica era passata da Sunay a Korotürk, discendente di Atatürk, il clima cambiò, e Demirel tornò alla guida del governo per altre tre volte nel corso degli anni ’70: dal marzo ’75 al giugno ’77, dal luglio ’77 al gennaio ’78 e dal novembre ’79 al settembre ’80. All’esordio del nuovo decennio fu un altro generale a porre fine, bruscamente, ad un suo esecutivo: in questo caso parliamo di Kenan Evren, che mantenne il potere fino al 1982.

Intanto si era sciolto il Partito della Giustizia: dalle sue ceneri nel 1983 Demirel stesso fondò il Partito della Retta Via (che nel 2007 sarebbe diventato Partito Democratico). Fino al 1987 questi dovette patire l’interdizione politica che Evren aveva imposto a tutti i suoi avversari: poi, tornato ad avere le mani libere, Demirel si riorganizzò col suo nuovo partito e in pochi anni tornò alla guida del governo: il suo quinto, e ultimo gabinetto, in sella dal novembre ’91 al maggio ’93, fu l’anticamera della sua “ascesa al Quirinale”, come si direbbe in Italia, cioè della sua elezione alla massima carica istituzionale della Repubblica. 

Dopo Atatürk, Inönu, Bayar, Gürsel, SunayKorotürk, Evren ed Özal ora toccava a lui essere capo dello Stato: e lo sarebbe rimasto fino alle soglie del nuovo millennio.   

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