Fukushima, ancora perdite radioattive

Superati i livelli di guardia

pubblicato il 04/05/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Fukushima 11 marzo 2011

Come una falla che non si riesce a calafatare. Mai perdere  d’occhio Fukushima.

Non fai in tempo a volgerti alle coste del Canada, per vedere quanto le radiazioni abbiano viaggiato attraverso l’Oceano Pacifico, che devi subito tornare indietro con lo sguardo; per constatare come lì dove è tutto iniziato, la prefettura nell’isola giapponese di Honshū, l’emergenza è tutt’altro che finita: la centrale termonucleare, quello che ne resta, è come il relitto di un galeone, dentro la cui carcassa sconquassata c’è ancora un carico di sorprese che però non si vorrebbe far tornare in luce.

Il 2 maggio l’Asahi Shinbun, uno dei principali quotidiani nipponici, con ha sede a Osaka, ha avvertito: circa quaranta millilitri di acqua radioattiva sono fuoriusciti da uno dei serbatoi dell’impianto, irrimediabilmente provato  dal terremoto-maremoto dell’11 marzo 2011.

A scoprirlo è stato un operaio della Tepco, la compagnia elettrica che ha in gestione l’impianto. Chi ha continuato a seguire il caso Fukushima anche dopo il clamore-orrore dei mesi immediatamente successivi alla catastrofe, sa bene che la Tepco non è nuova a questo tipo di allarmi: in realtà è dal 2012 che, in modo intermittente, ridesta l’interesse internazionale sulla Chernobyl del Sol Levante con notizie di questo genere: stavolta, però, c’è una nota di gravità in più, perché la quantità di liquido contaminato rinvenuta, sulla base delle prime analisi, evidenzia un indice radioattivo di settanta millisievert all’ora. Il millisievert  è un sottomultiplo del sievert, unità di misura che calcola la dose di sostanza radioattiva assorbita. Siamo dunque assai al di sopra del limite raccomandato, che si stima in 0,11.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password