Afghanistan, strage in tribunale

Attacco talebano

pubblicato il 11/04/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Gruppo di talebani

Se in Italia abbiamo Giardiello a seminare il panico in tribunale, in Afghanistan ci pensano i talebani a farlo.

Gli studenti fondamentalisti, islamici, anzi, scelgono proprio un Palazzo di Giustizia nel nord del Paese per tornare al centro della scena, dopo un po’ di silenzio. Ben sei ore di scontro a fuoco, venerdì 10 aprile, nella sede della corte d’appello di Mazar i-Sharif, una battaglia cruenta come non ce ne erano state molte negli ultimi mesi, che ha lasciato sul campo ben venti morti. Sessantasette, secondo le stime ufficiali, sono invece i feriti.

I “Giardiello con la kefiah” erano travestiti da militari: dentro il palazzo giudiziario, quindi, non si sono limitati a portare una semplice pistola come degli imprenditori di Brugherio qualsiasi, ma erano armati di tutto punto per un’azione bellica vera e propria. Non erano sprovvisti, infatti, né di razzi né di granate.

E mentre i talebani attaccavano e sparavano, la polizia doveva muoversi da un lato per fronteggiare l’offensiva dei terroristi, dall’altro per andare in soccorso delle decine e decine di persone che, in un clima (e in un climax) di caos crescente, cercavano di mettersi in salvo alla disperata. Più o meno, ma in scala evidentemente molto ridotta, le stesse scene vissute dai malcapitati che a Milano, nelle ore roventi della folle sparatoria di Giardiello, si affrettavano a riversarsi fuori dall’edificio di via Freguglia n. 1

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