A larga maggioranza il 9 aprile il parlamento ucraino ha approvato un progetto di legge del governo che equipara comunismo e nazismo, vieta la propaganda dei loro simboli e condanna la negazione del loro carattere criminale.
A votare a favore del testo, che prevede cinque anni di carcere per coloro che ne infrangeranno le disposizioni, sono stati duecentocinquantaquattro deputati su trecentosette presenti alla seduta.
Con questo sì la Rada, cioè il parlamento di Kiev, pone l'Ucraina all’avanguardia tra i paesi dell’Est europeo nella riflessione post-ideologica (e potremmo dire post-bipolare) sugli –ismi che hanno irrigidito la temperatura storica dell’Europa nel Novecento. Eppure per il premier Yatsenyuk il suo Paese è in colpevole ritardo almeno “di venti anni”. Fra non molto, precisamente il 9 maggio, ricorreranno le consuete celebrazioni della vittoria sovietica sul nazifascismo: ma quest’anno in Ucraina avranno di sicuro molta meno pompa e retorica rispetto al passato, e parecchia coscienza critica in più. Queste che sono alle porte, oltretutto, promettono di essere celebrazioni diverse da quelle degli anni passati: ci si prepara infatti a festeggiare il settantesimo anniversario del trionfo staliniano. E forse proprio una simile circostanza può aver offerto un ulteriore motivo per accelerare in una direzione legislativa così forte, se lo scopo è quello di ferire l’orgoglio storico degli odiati vicini russi. Anche in questo passaggio parlamentare non è illecito vedere un riflesso della piccola “guerra fredda” tra Kiev e Mosca.
Ma al di là delle tensioni politico-geografiche tra Russia e Ucraina, c’è chi dice no in linea di principio alla messa sullo stesso piano di comunismo e nazismo. La condanna arriva direttamente dai vertici del Centro Simon Wiesenthal, l’agenzia ebraico-americana che, nel nome del più grande cacciatore di criminali antisemiti del Terzo Reich, monitora le attività neonaziste nel mondo e promuove la cultura della tolleranza razziale. Il direttore della sede ierosolimitana del Centro, Efraim Zuroff, ha definito l’atto legislativo ucraina “un’iniziativa mistificatoria e oltraggiosa, che fa passare il messaggio per cui carnefici e vittime sono uguali”. Per Zuroff, a voler seguire l’orientamento di pensiero dei nazionalisti baltici e ucraini, propenso a parificare la svastica e la falce col martello, si rischia di dimenticare che l’Urss diede un contributo decisivo alla sconfitta del nazionalsocialismo.

